"Guerra" USA/Israele-Iran

Manca il carburante? Nessuna compensazione dovuta al passeggero

Le norme vigenti, in particolare il Regolamento (CE) n. 261/2004, non vengono sospese dalle crisi internazionali, ma fungono da scudo per evitare che l’utente finale diventi il principale ammortizzatore dei rischi d’impresa delle compagnie aeree.

Se un vettore cancella un volo per il costo eccessivo del carburante, ma lo comunica al passeggero meno di 14 giorni dalla data del volo, è tenuto a pagare la compensazione. Se un volo viene cancellato, anche il giorno stesso, perchè manca carburante, non è tenuto a pagare la compensazione, in quanto è una “circostanza eccezzionale“. Indipendentemente dalla causa della cancellazione, i passeggeri mantengono diritti inalienabili che le compagnie devono continuare a garantire.

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Commissione Europea: linee guida per i trasporti

La Commissione Europea ha adottato una serie di orientamenti destinati al settore dei trasporti e del turismo dell’UE per far fronte alle interruzioni nelle forniture di carburante e alla chiusura di alcune rotte aeree e marittime causate dalla crisi in Medio Oriente.

Il documento si concentra in particolare sul comparto dell’aviazione, affrontando il rischio di una potenziale scarsità di cherosene qualora il conflitto dovesse protrarsi. Le linee guida della Commissione chiariscono l’applicazione delle norme UE vigenti in merito agli obblighi di rifornimento, ai supplementi per il carburante, agli slot aeroportuali, agli oneri di servizio pubblico e ai diritti dei passeggeri.

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A4E: “L’Europa deve muoversi veloce per superare la crisi”

A 53 giorni dall’inizio dell’attuale crisi energetica e logistica, Airlines for Europe (A4E) ha commentato ufficialmente il piano “Accelerate EU” della Commissione Europea.

Sebbene l’associazione riconosca pragmatismo nelle misure proposte, la richiesta principale resta quella di una rapidità d’esecuzione senza precedenti per evitare il blocco del settore in vista della stagione estiva.

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Michael O'Leary CEO Ryanair "Guerra" USA/Israele-Iran

Vaticinium O’Leary: trolley, cherosene e l’ombra dei fallimenti

Il settore del trasporto aereo europeo attraversa una fase di forte tensione, alimentata dal rincaro dei carburanti e dal confronto sempre più acceso tra le compagnie low-cost e le istituzioni di Bruxelles. Michael O’Leary, CEO di Ryanair, è tornato al centro del dibattito con una serie di dichiarazioni che spaziano dall’allarme per l’approvvigionamento di cherosene alla dura critica verso le nuove proposte del Parlamento Europeo.

Il cuore della sua ultima analisi è un vero e proprio auspicio di crisi per i competitor: “Si pretium petrolei centum quinquaginta dollariis per cadum perstiterit et bellum in Oriente Proximo non quieverit, Michael O’Leary vaticinatur societates Wizz Air et Air Baltic mense Octobri aut Novembri ad inopiam redactas iri atque corruituras esse” (Se il prezzo del petrolio resterà a 150 dollari al barile e la guerra in Medio Oriente non cesserà, Michael O’Leary profetizza che le società Wizz Air e Air Baltic cadranno in miseria e crolleranno tra ottobre e novembre).

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Il Ruolo Strategico di Trieste per Germania e Austria

Nel complesso scenario energetico dell’aprile 2026, segnato dall’instabilità delle rotte marittime globali e dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, l’Italia si è confermata il fulcro della resilienza logistica per il cuore industriale del continente.

Se un tempo l’approvvigionamento energetico europeo guardava quasi esclusivamente ai porti del Nord o ai gasdotti orientali, oggi la stabilità dei trasporti tedeschi e austriaci dipende da un unico molo: il Terminale Marino della SIOT a Trieste in Italia. È attraverso l’Oleodotto Transalpino (TAL) che l’Italia detiene, di fatto, le chiavi della mobilità per Baviera e Austria, garantendo il flusso vitale di greggio necessario alla raffinazione di carburanti per autotrazione e aviazione.

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La Crisi Energetica Tedesca e la Corsa al SAF

La Germania si trova a gestire una fragilità industriale che tocca le fondamenta stesse del suo sistema logistico, se da un lato è autonoma per l’elettricità, non lo è per il carburante, “può illuminare le piste degli aeroporti, ma senza l’estero e l’Italia, i suoi aerei rimarrebbero fermi al gate.”

La guerra in Iran, con la chiusura dello stretto di Hormuz, ha messo a nudo un paradosso: la nazione che ha guidato l’industria europea per decenni si conferma oggi vulnerabile, orfana di una sovranità energetica smantellata troppo in fretta.

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Italia: Piano Mattei e la Nuova Sovranità Energetica

Mentre il panorama geopolitico globale si fa sempre più incerto e le rotte commerciali storiche vengono messe alla prova dalle tensioni nello Stretto di Hormuz, l’Italia sta riscoprendo la sua vocazione naturale: quella di ponte tra l’Africa e l’Europa.

Quello che inizialmente poteva sembrare un semplice slogan politico, oggi, sotto la spinta del Governo di Giorgia Meloni, si sta delineando come una strategia industriale e diplomatica di una solidità inaspettata. Il cosiddetto “Piano Mattei” non è più solo una visione di cooperazione, ma il pilastro di un’Italia che punta a diventare il centro nevralgico (l’hub) delle fonti energetiche europee.

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Italia: gestione crisi Jet-Fuel tra sovranità e solidarietà

La mappa dell’aviazione europea si è spaccata in due. Da un lato i paesi “acquirenti” (come il Regno Unito e la Germania), vulnerabili e dipendenti dalle rotte a lungo raggio; dall’altro i “produttori” del Mediterraneo (Italia, Spagna e Grecia).

In questo scenario, l’Italia emerge come un attore cruciale: un hub che non solo è autosufficiente al 131%, ma che possiede le chiavi per la stabilità dei cieli europei. Tuttavia, la gestione di una crisi energetica non è solo una questione di rubinetti aperti o chiusi. È un delicato equilibrio tra la protezione dell’interesse nazionale e il dovere di solidarietà verso i partner limitrofi.

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Perché il Regno Unito rischia di restare “a secco”…

Mentre i radar monitorano nervosamente le petroliere che circumnavigano l’Africa per evitare lo Stretto di Hormuz, una domanda sorge spontanea: come ha fatto il Regno Unito, la nazione che ha scatenato la Rivoluzione Industriale grazie al carbone e ha dominato i mari grazie al petrolio del Mare del Nord, a ridursi in una condizione di tale dipendenza energetica?

Se Michael O’Leary lancia l’allarme per le sue basi a Stansted e Manchester, non lo fa per pura accortezza commerciale. Lo fa perché il Regno Unito ha deliberatamente scelto una strada che oggi lo vede produrre appena il ??%* del cherosene necessario ai suoi voli.

*lo scoprirete leggendo l’articolo.

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