Michael O'Leary CEO Ryanair "Guerra" USA/Israele-Iran

Vaticinium O’Leary: trolley, cherosene e l’ombra dei fallimenti

Il settore del trasporto aereo europeo attraversa una fase di forte tensione, alimentata dal rincaro dei carburanti e dal confronto sempre più acceso tra le compagnie low-cost e le istituzioni di Bruxelles. Michael O’Leary, CEO di Ryanair, è tornato al centro del dibattito con una serie di dichiarazioni che spaziano dall’allarme per l’approvvigionamento di cherosene alla dura critica verso le nuove proposte del Parlamento Europeo.

Il cuore della sua ultima analisi è un vero e proprio auspicio di crisi per i competitor: “Si pretium petrolei centum quinquaginta dollariis per cadum perstiterit et bellum in Oriente Proximo non quieverit, Michael O’Leary vaticinatur societates Wizz Air et Air Baltic mense Octobri aut Novembri ad inopiam redactas iri atque corruituras esse” (Se il prezzo del petrolio resterà a 150 dollari al barile e la guerra in Medio Oriente non cesserà, Michael O’Leary profetizza che le società Wizz Air e Air Baltic cadranno in miseria e crolleranno tra ottobre e novembre).

La gestione del rischio carburante e il vantaggio competitivo

L’allarme lanciato dal vertice di Ryanair riguardo a possibili carenze di carburante per l’estate 2026 si inserisce in un contesto globale di prezzi raddoppiati a causa della chiusura dello stretto di Hormuz. Tuttavia, un’analisi dei bilanci della compagnia irlandese suggerisce una realtà più sfumata: Ryanair ha infatti assicurato circa l’80% del proprio fabbisogno di cherosene per l’anno in corso attraverso contratti di hedging.

Questa posizione garantisce al vettore un significativo vantaggio rispetto ai concorrenti meno protetti. In questo senso, le dichiarazioni di O’Leary sembrano configurarsi come una manovra tattica per esercitare pressione politica e preparare il mercato a futuri aumenti tariffari che, per la compagnia, rappresenterebbero un incremento del margine di profitto piuttosto che una mera copertura dei costi.

L’ombra del razionamento e l’attacco ai rivali

O’Leary ha ammesso che, sebbene maggio sembri coperto, l’incertezza regna sovrana per giugno, con circa il 10-20% delle forniture del gruppo attualmente a rischio. “Se il volo viene cancellato perché non c’è carburante in aeroporto, non ci sono molte soluzioni“, ha dichiarato, consigliando provocatoriamente ai passeggeri di prenotare subito prima che i prezzi diventino proibitivi.

L’attacco diretto a Wizz Air e Air Baltic non è casuale: citare il fallimento dei competitor definendolo “un’ottima cosa per il business” è una mossa psicologica per spostare le prenotazioni verso la compagnia percepita come più solida. L’ironia verso la possibile querela di Wizz Air (“non avrà tempo di farlo prima di fallire”) sottolinea la convinzione che la crisi agirà da “filtro naturale”.

La controversia sul bagaglio a mano e la critica all’UE

Un altro fronte di scontro riguarda la proposta del Parlamento Europeo di rendere gratuito e standardizzato il trasporto del trolley in cabina. Per Ryanair, questa normativa colpirebbe i ricavi ancillari, che costituiscono oltre il 30% del fatturato. O’Leary ha liquidato il dibattito come una “perdita di tempo” da parte di “burocrati inutili”, esortando invece la Commissione a tagliare le tasse sulle emissioni (ETS) per compensare l’esplosione dei costi energetici.

Verso una normalità lontana

Anche nell’ipotesi di una fine immediata del conflitto, O’Leary prevede che occorrerebbero almeno tre o quattro mesi per riportare il mercato alla normalità, con un obiettivo di prezzo sotto i 100 dollari al barile non prima di settembre. Fino ad allora, la strategia di Ryanair appare chiara: utilizzare la propria solidità finanziaria come un’arma di logoramento contro il resto del comparto, trasformando una crisi globale in un’opportunità di consolidamento della propria leadership.