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easyJet taglia fino a 1,4 milioni di posti nell’inverno 2026-2027: Jarvis lo aveva già anticipato a maggio

Il caro carburante spinge la compagnia britannica a ridurre ulteriormente la capacità. Dopo un primo intervento durante l’estate, arrivano altri 600.000-700.000 posti in meno. Una scelta industriale che il CEO aveva già prospettato mesi fa.

easyJet riduce fino a 1,4 milioni di posti la capacità programmata per l’inverno 2026-2027. La riduzione complessiva raggiunge quindi 1,3-1,4 milioni di posti, pari a circa il 3% della capacità invernale, stimata normalmente intorno ai 50 milioni di posti.

La decisione è stata illustrata dall’amministratore delegato Kenton Jarvis l’8 ottobre 2026, durante un incontro con la stampa a Bruxelles, ed è stata riportata dal Financial Times. Il principale responsabile è ancora una volta il prezzo del carburante, rimasto su livelli particolarmente elevati dopo lo scoppio del conflitto in Iran e le tensioni che hanno interessato lo Stretto di Hormuz.

Jarvis aveva già aperto ai tagli durante l’inverno

La decisione di ottobre non rappresenta un improvviso cambio di strategia. Già il 21 maggio 2026, durante la presentazione dei risultati semestrali, Kenton Jarvis aveva escluso ulteriori cancellazioni dei voli estivi legate alla disponibilità di carburante, ma aveva lasciato aperta la possibilità di intervenire durante la stagione invernale.

Come riportato all’epoca dal Guardian, il CEO aveva spiegato che la flessibilità nel ridurre i collegamenti avrebbe potuto rivelarsi utile durante l’inverno se il carburante fosse rimasto costoso. La differenza era soprattutto economica: i mesi estivi rappresentano il periodo di maggiore redditività per easyJet, mentre durante l’inverno la domanda diminuisce e alcune frequenze diventano meno convenienti.

Il primo intervento sulla capacità invernale è arrivato durante l’estate, con circa 700.000 posti eliminati dalla programmazione. Il secondo, annunciato l’8 ottobre, porta il ridimensionamento complessivo vicino a 1,4 milioni di posti. Si tratta quindi di due riduzioni distinte, non di una stessa notizia riproposta due volte.

Il costo del jet fuel cambia le priorità delle compagnie

Secondo Jarvis, il prezzo del carburante per aviazione è arrivato approssimativamente a raddoppiare dopo l’inizio del conflitto. Sebbene nelle ultime settimane sia diminuito, rimane superiore alle previsioni iniziali delle compagnie aeree.

Le strategie di copertura finanziaria, attraverso il cosiddetto fuel hedging, permettono di proteggere una parte degli acquisti dalle oscillazioni dei prezzi, ma la quota non coperta rimane esposta alle condizioni di mercato. Per easyJet, ridurre le frequenze meno redditizie significa quindi evitare di consumare carburante particolarmente costoso su collegamenti che rischiano di generare margini insufficienti.

Non si tratta di una strategia isolata. Anche Ryanair ha deciso di intervenire su alcuni collegamenti infrasettimanali e sui voli con domanda più debole, mentre altre compagnie europee stanno rivedendo capacità e programmi di crescita.

Circa 3.500 voli interessati, ma manca il dettaglio delle rotte

Alcune ricostruzioni della stampa britannica indicano in circa 3.500 i voli interessati dalle ulteriori riduzioni. Questa cifra, tuttavia, deve essere considerata una stima giornalistica e non un elenco ufficiale di cancellazioni pubblicato dalla compagnia.

È inoltre importante distinguere tra posti eliminati dalla capacità programmata e prenotazioni già effettuate. Non tutti i posti rimossi erano necessariamente stati venduti e una parte degli interventi può riguardare frequenze modificate prima della commercializzazione.

Al momento easyJet non ha pubblicato un elenco completo dei collegamenti interessati, né una ripartizione delle riduzioni per Paese o aeroporto.

E in Italia? Nessun dettaglio ufficiale sui tagli

Per il mercato italiano rimane quindi aperta una questione importante: quali aeroporti e collegamenti saranno effettivamente interessati dalla riduzione della capacità?

easyJet mantiene una presenza significativa nel nostro Paese, ma non sono ancora disponibili dati sufficienti per attribuire una parte dei tagli alle singole basi italiane o agli aeroporti serviti dalla compagnia. Sarebbe quindi prematuro indicare rotte a rischio senza un confronto puntuale tra gli operativi precedenti e quelli attualmente in vendita.

Meno voli per difendere i margini: una scelta che potrebbe diventare la normalità

La decisione di easyJet evidenzia come l’aumento dei costi stia modificando le strategie delle compagnie aeree europee. In un mercato dove il carburante rappresenta una delle principali voci di spesa, continuare a operare voli scarsamente redditizi può diventare meno conveniente rispetto a una riduzione selettiva della capacità.

Il problema non è necessariamente la mancanza di passeggeri, ma il costo necessario per trasportarli. Anche un collegamento con una buona occupazione può diventare economicamente poco interessante se le tariffe medie non compensano l’aumento dei costi operativi.

Per easyJet, la riduzione invernale appare quindi come una scelta di disciplina finanziaria, non come un segnale sufficiente, da solo, per parlare di crisi aziendale. Rimane però un’indicazione significativa delle pressioni che stanno attraversando il trasporto aereo europeo: dopo anni nei quali la crescita della capacità era uno degli obiettivi prioritari, in alcune condizioni di mercato volare meno può diventare più redditizio che volare di più.


Fonti: Financial Times, 8 ottobre 2026 (ripreso da The Irish Times) · The Guardian, 21 maggio 2026 · Travel Weekly, 9 ottobre 2026.

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