Ripartiamo dall'Italia

Bisogna agire subito per il trasporto aereo, che deve…

  • 4 anni fa
  • 6minuti

Non possiamo pensare solo alla riapertura delle fabbriche, dei negozi, il turismo sta urlando aiuto, del trasporto aereo non ne parla nessuno, si pensa solo ad Alitalia, vettori e aeroporti devono alzare la voce.

Il settore da solo vale il 2,7% del Pil e contribuisce per 46 miliardi di euro all’economia italiana.

Ci possiamo preoccupare solo di pensare a quando andremo in vacanza, ma con quale aereo? a quale tariffe? Nooooooo!

E qui ancora una volta l’ignoranza, ovvero la scarsa conoscenza di un settore così vitale e complesso, per dare mobilità e collegare un paese, lo ha fatto fino a due mesi fa e dovrà essere messo nelle condizioni di poterlo fare ancora, purtroppo non aiuta il sistema a ripartire.

Giulio De Carli, uno dei fondatore e soci di One Works, una delle più importanti società di progettazione e consulenza globale per il settore trasporti in una sua intervista di pochi giorni fa, ha detto: “Senza un pensiero sulla mobilità a rischio la ripartenza complessiva. Prioritari i collegamenti tra nord e sud a sostegno del turismo interno e la ricerca di soluzioni per le low cost”.

Giulio De Carli, giustamente come me e come tanti altri del settore, ci tiene a ricordare, come la ripartenza dell’economia, la ripartenza dell’Italia, non sarà possibile, senza una ripartenza dell’intero sistema dei trasporti, per garantire la mobilità.

Ovviamente in questa fase ed in una vera fase 2 (questa la chiamerei 1 bis), bisognerà pensare ad una nuova mobilità. con nuovi processi, nuove procedure coerentemente con le norme per il contenimento della pandemia e la prevenzione del contagio.

In questo articolo parleremo come anticipato del trasporto aereo, che occupa centinaia di migliaia di lavoratori, un settore che muove un paese, un economia, un industria vitale anche per un altra importante industria italiana, quella del turismo.

Un settore che negli anni è diventato sempre più efficiente ed accessibile (Alitalia esclusa), con modelli di business dei vettori che dalle vecchie “vintage” di linea, oggi in Italia vede al primo e al secondo posto due LCC completamente diverse, che hanno reso accessibile il trasporto aereo a milioni di Italiani per lavoro e svago, sto parlando di easyJet e Ryanair.

Nel pensare alla ripartenza del settore aereo, si dovrà quindi ripensare processi e percorsi, normarli a livello europeo e qui la EASA deve ricoprire un ruolo da leader, come commentato da Andrea Giuricin durante un webinar oggi, per uniformare le procedure e permettere in primo luogo, ai vettori di riprendere a volare, garantendo loro di non farlo in perdita, senza inoltre correre il rischio di creare disparita tra i vettori.

Nessun vettore ad esempio, con un eventuale obbligo di volare con una capacità ridotta di 1/3 potrà farlo se non in perdita, quindi non lo farà mai, non voleranno ed il sistema non riparte.

L’ultimo DPCM del 26 aprile, non prevede alcun aiuto per il settore, nessuna menzione ad una riduzione delle tasse di imbarco, che da sole potrebbero garantire ai vettori almeno di volare alla pari.

Nel DPCM viene solo introdotto l’obbligo dell’utilizzo della mascherina a bordo, l’obbligo al vettore di fornirla nel caso in cui il passeggero ne fosse sprovvisto e l’obbligo dell’autocertificazione per chi entra in Italia, vengono normati quindi solo questi aspetti.

Il 27 aprile 2020 il Ministero dei trasporti ha pubblicano le “Linee guida” del trasporto pubblico per le modalità di informazione agli utenti e le misure organizzative per il contenimento della diffusione del Covid-19, allegate al DPCM del 26 aprile 2020.

Ed ha previsto il distanziamento con queste modalità: “obbligo di distanziamento interpersonale di un metro a bordo degli aeromobili, all’interno dei terminal e di tutte le altre facility aeroportuali (es. bus per trasporto passeggeri). Con particolare riferimento ai gestori ed ai vettori nelle aree ad essi riservate, questi ultimi predispongono specifici piani per assicurare il massimo distanziamento delle persone nell’ambito degli spazi interni e delle infrastrutture disponibili. In particolare, nelle aree soggette a formazione di code sarà implementata idonea segnaletica a terra e cartellonistica per invitare i passeggeri a mantenere il distanziamento fisico”.

La distanza tra i due braccioli di un sedile e’ indicativamente 40 – 45 cm, forse il ministero doveva essere più preciso?

La EASA si era limitata qualche settimana fa a indicare l’obbligo dell’uso delle mascherine qualora non sia possibile il distanziamento sociale.

Un po poco direi, gli aeroporti come si devono comportare, avranno degli incentivi? Non si sa.

Serve una soluzione condivisa e di sistema ma al contempo applicabile nelle singole infrastrutture senza comprometterne operatività e aumentandone l’efficienza, un operazione complessa che nessun componente della task-forze di Conte è in grado di fare, non avendone le competenze.

E in aeroporto? I gestori aeroportuali stanno iniziando a pensare a come riorganizzare lo spazio nei terminal e nelle aree esterne, parte del perimetro aeroportuale, ma non solo, anche i trasporti ed i collegamenti con le città e gli altri mezzi di trasporto per raggiungere gli scali aeroportuali.

In One Works ad esempio spiega De Carlo, stanno lavorando con simulazioni dinamiche basate sul distanziamento di almeno 1 m negli accodamenti, analizzando gli impatti di nuovi colli di bottiglia sui processi operativi che si produrranno a causa di nuovi controlli di documenti sanitari, misurazione della temperatura e altro ancora.

Fondamentale come sempre un analisi dettagliata dei processi, i percorsi ed i flussi all’interno degli scali per i passeggeri dovranno essere organizzati diversamente, aumentare l’automazione ove possibile, vedi ad esempio il ruolo che potrebbe avere il “biometrico” di cui vi avevo parlato in un precedente articolo, oppure procedure di imbarco intelligenti, come quello che ha iniziato a sperimentare l’aeroporto di Londra Gatwick lo scorso anno.

Bisognerà assicurare la sicurezza dei passeggeri in transito, ma anche degli addetti aeroportuali e delle compagnie aeree, a terra e in volo.

In aeroporto e in aereo procedure, per sanificare ambienti e strumentazioni, come ha già fatto ad esempio l’aeroporto di Cagliari con Sanycar.

Oggi e in un prossimo futuro che potrebbe durare da 1 a 2 anni, programmazione, flessibilità ed efficenza saranno fondamentali per evitare che il sistema si inceppi o causi rischi agli operatori e passeggeri, ma tutto questo deve essere programmato, pensato ed applicato nel più breve tempo possibile, non c’è più tempo.

Agenzia per la sicurezza in volo, ministeri competenti, aeroporti e vettori DEVONO coordinarsi, mettere da parte le vecchie regole e fare sistema, ma rapidamente.

Ci sono task-force per qualsiasi cosa, per un settore vitale per l’Italia come quello aereo, ovviamente no.

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