Brexit

Brexit: Theresa May pronta a lasciare per un si

Tempo di lettura 3 minuti

“Ho udito con chiarezza l’umore del partito. So che c’è il desiderio di un nuovo approccio e di una nuova leadership nella seconda fase della Brexit. Sono pronta a lasciare questo posto prima di quando intendessi, per il bene della nazione e del partito”. 

Theresa May annuncia così una delle possibili soluzioni al si al sui accordo sulla Brexit, un suo passo indietro in cambio dell’approvazione dell’accordo dal parlamento che lo ha già respinto due volte.

Due sono le domande che mi sono posto dopo aver letto questa dichiarazione, servono le dimissioni di un primo ministro per un voto favorevole ad un accordo che è stato respinto in quanto non considerato soddisfacente?

Un accordo si valuta per i contenuti o per eventuali “poltrone libere” da occupare, e come sempre vi sono già dei nomi pronti che non aspettano altro?

David Cameron quando dette il suo parere favorevole ad un referendum sapeva già quale sarebbe stato il risultato del voto, ovviamente non poteva dire di no al voto popolare, ma forse poteva stabilire con il suo popolo un dialogo più proficuo, chiaro e non politico.

Io amo l’Inghilterra, rispetto un paese che ha scelto con un referendum di uscire dalla UE, ma penso che sia palese come questo stesso popolo si sia accorto di aver fatto una “cavolata” ed infatti chiede a gran voce di poter rimettere in discussione il risultato del referendum, uno degli strumenti più importanti per la prima democrazia mondiale, con un altro referendum.

E’ anche vero che un governo deve seguire il volere del popolo e proseguire per la strada dettata dal risultato di un voto, ma nel caso in cui in due anni le condizioni cambino e l’unico accordo possibile con la Comunità Europea, che ricordiamo deve fare gli interesse dei paesi membri e della stessa unione, l’orgoglio di un primo ministro dovrebbe essere messo da parte per accettare di rimettere in discussione tutto ed in parte di aver fallito il suo mandato.

Il consiglio ha sempre detto che: “Questo è l’unico accordo possibile”

Theresa May a Bruxelles

Theresa ha avuto un coraggio ed una forza di tutto rispetto, ha lavorato ininterrottamente per perseguire un risultato favorevole al suo paese.

Ma un voto dettato soprattutto da una situazione di malessere ed in parte di poca e chiara informazione, ha fatto si che il voto fosse stato dettato più dall’orgoglio inglese che dai reali benefici e rischi che una Brexit potrebbe portare al paese.

Ricordo che il Regno Unito a differenza degli altri paesi membri ha già una certa indipendenza, ha mantenuto la sua moneta e davvero non vedo quale possa essere il futuro di un paese fortemente legato all’Europa, uno dei paesi fondatori, che si vedrebbe isolato in un contesto in cui naturalmente si trova.

Tornando alle dimissioni della May, ritengo che non sia barattabile un ok all’accordo da parte della camera dei comuni con le sue dimissioni, in quanto un si, anche se ormai è tardi, deve arrivare solo nel caso in cui venga ritenuto soddisfacente l’accordo, non come ricatto ad un primo ministro che rispetto per il suo coraggio e che un suo passo indietro non deve essere visto come una sua debolezza, ma piuttosto come un grande gesto, di una grande donna.


Leggi anche:

IAG modifica lo statuto per gli azionisti non UE

12 Febbraio 2019

In un comunicato diffuso ieri dal gruppo IAG, il consiglio stabilisce alcune regole per limitare la partecipazione azionaria di persone o società non UE. Per rimanere al di sotto della soglia massima consentita dal regolamento europeo per la libera circolazione aerea all’interno dell’unione per vettori “UE”. Analizziamolo nel dettaglio perchè c’è un punto in particolare

BREXIT e il mercato unico trasporto aereo UE

25 Novembre 2018

La Brexit, argomento ormai molto discusso, continua a creare problemi al governo inglese, che deve far fronte ad uno scontento sempre maggiore dei sudditi di sua maestà per l’uscita dall’unione europea, e che potrebbe avere degli effetti da non sottovalutare, per tutti i vettori inglesi che operano all’interno della UE. Approvato dai 27 l’accordo sullaCONTINUA A LEGGERE

UE: RECESSO DEL REGNO UNITO E NORME UNIONALI SULLA…

3 Gennaio 2019

La Brexit porterà con se’ alcuni strascichi e problemi di non poca importanza anche ai privati ed a compagnie aeree con una partecipazione azionaria superiore al 49 %, di capitali che con l’uscita del Regno Unito diventeranno a tutti gli effetti EXTRA UE, come nel presunto caso di Iberia e Vueling

Luca Gorrasi
Nato a Mestre, dove vivo tutt’ora, laureato in informatica, IT e WEB specialist, ho unito la mia passione per il settore #aviation e il web, fondando questo blog nel 2017

Rispondi