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Nuova offerta per easyJet dal fondo USA Apollo

L’ingresso di Apollo Global Management nella partita per easyJet ha cambiato gli equilibri della contesa. L’offerta da 715 pence per azione, superiore a quella presentata da Castlelake, è stata accolta favorevolmente dal consiglio di amministrazione della compagnia britannica, che ha indicato di essere orientato a raccomandarla agli azionisti qualora si traduca in un’offerta vincolante.

Dal punto di vista finanziario, la logica dell’operazione appare chiara: easyJet è uno dei pochi vettori europei con un marchio consolidato, una posizione competitiva nel segmento low cost, una flotta in fase di rinnovamento e prospettive di crescita nel business delle vacanze. Per un investitore come Apollo, si tratta di un asset con potenziale di creazione di valore.

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easyJet: l’offerta attuale di Castlelake

Con la riapertura della borsa di Londra questa mattina, arriva la conferma ufficiale e i dettagli, dell’accordo di massima con la società d’investimento statunitense Castlelake, L.P. sui termini finanziari chiave di un’offerta pubblica di acquisto (OPA) interamente in contanti.

La svolta arriva dopo una complessa trattativa che ha visto il vettore low cost britannico respingere ben quattro precedenti proposte, giudicate non in linea con il valore reale della compagnia. La “Quinta Proposta“, presentata formamente il 4 luglio 2026, ha invece superato le riserve del Board: Castlelake ha messo sul piatto 6,90 sterline per azione, valorizzando il capitale azionario della compagnia circa 5,2-5,5 miliardi di sterline (a seconda della diluizione). L’offerta prevede inoltre un’opzione parziale alternativa in azioni non quotate.

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L’assalto di Castlelake a easyJet: i dubbi CdA fondati

Il Consiglio di Amministrazione di easyJet ha respinto all’unanimità la terza proposta consecutiva di acquisizione non vincolante presentata dal fondo americano Castlelake. L’offerta finale, pari a 625 pence per azione1, metteva sul piatto un premio significativo rispetto alle quotazioni di borsa di fine maggio.

Tuttavia, analizzando a fondo i dettagli dell’operazione, la resistenza del Board del vettore britannico appare tutt’altro che una semplice difesa della poltrona. Le preoccupazioni sollevate mettono in luce i rischi strutturali tipici delle scalate promosse dai fondi di private equity. I nodi centrali che giustificano il rifiuto ruotano attorno a due elementi critici: la sostenibilità finanziaria del debito e una domanda sorge spontanea, Peter Bellew e Mark Breen, affiancati da una cerchia di co-investitori non specificati, come possono portare in dote miliardi di euro in contanti?

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