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L’assalto di Castlelake a easyJet: i dubbi CdA fondati

Il Consiglio di Amministrazione di easyJet ha respinto all’unanimità la terza proposta consecutiva di acquisizione non vincolante presentata dal fondo americano Castlelake. L’offerta finale, pari a 625 pence per azione1, metteva sul piatto un premio significativo rispetto alle quotazioni di borsa di fine maggio.

Tuttavia, analizzando a fondo i dettagli dell’operazione, la resistenza del Board del vettore britannico appare tutt’altro che una semplice difesa della poltrona. Le preoccupazioni sollevate mettono in luce i rischi strutturali tipici delle scalate promosse dai fondi di private equity. I nodi centrali che giustificano il rifiuto ruotano attorno a due elementi critici: la sostenibilità finanziaria del debito e una domanda sorge spontanea, Peter Bellew e Mark Breen, affiancati da una cerchia di co-investitori non specificati, come possono portare in dote miliardi di euro in contanti?

Il rischio del debito scaricato sulla compagnia

La preoccupazione più concreta per il futuro di easyJet riguarda le modalità di finanziamento della scalata. Castlelake ha confermato che l’operazione verrebbe completata attraverso una combinazione di equity e debito, supportata da linee di credito bancarie. Nella prassi della finanza straordinaria, questo schema si traduce spesso in un Leveraged Buyout (LBO): il massiccio debito contratto dalla società veicolo degli acquirenti viene successivamente trasferito, tramite fusione, direttamente sul bilancio della società acquisita.

Nel trasporto aereo, un simile fardello finanziario rischia di essere letale. Il settore è strutturalmente incompatibile con una leva finanziaria spinta a causa della sua forte vulnerabilità a shock esogeni: le impennate del prezzo del carburante (che incide per il 30-40% sui costi operativi) e le improvvise crisi geopolitiche possono azzerare i margini in pochi mesi.

Una compagnia patrimonialmente solida come la easyJet attuale – spinta anche dall’ottimo andamento della divisione Holidays – possiede la flessibilità necessaria per assorbire perdite temporanee. Se il vettore venisse appesantito dal debito del fondo, i flussi di cassa generati dalla vendita dei biglietti verrebbero drenati per pagare gli interessi alle banche. Ciò sottrarrebbe le risorse vitali destinate al rinnovo della flotta (come gli ordini per gli Airbus A320neo), bloccando gli investimenti e declassando il profilo di rischio della compagnia di fronte alle società di leasing aeronautico. I precedenti storici, dal comparto aereo fino a celebri casi industriali, confermano che far pagare il debito dell’acquisizione alla società target ne compromette quasi sempre lo sviluppo a lungo termine.

L’ingegneria societaria e i paletti della Brexit

Il secondo grande ostacolo è di natura regolamentare. Per operare liberamente all’interno dello spazio aereo europeo, le compagnie devono dimostrare di essere possedute e controllate per oltre il 50% da cittadini dell’Unione Europea. Essendo easyJet un vettore britannico e Castlelake un fondo statunitense, l’architettura ideata per aggirare il problema post-Brexit prevede una struttura complessa: un veicolo finanziario in cui il 49% fa capo al fondo e il 51% è formalmente in mano a due manager europei, Peter Bellew e Mark Breen, affiancati da una cerchia di co-investitori non specificati.

Il CdA ha definito questa struttura “opaca” e ad “alta condizionalità“, e le ragioni sono evidenti. Poiché i due manager non dispongono dei miliardi necessari per coprire autonomamente la maggioranza del capitale economico, il controllo reale rimarrebbe vincolato ai finanziamenti del fondo americano. I regolatori di Bruxelles e della CAA britannica effettuano verifiche severissime sul concetto di “controllo effettivo” (effective control). Se le autorità ritenessero la struttura un mero espediente formale, easyJet rischierebbe la revoca immediata delle licenze di volo europee, con conseguenze catastrofiche per l’operatività del network.

Un approccio speculativo contro una strategia industriale

La proposta di Castlelake si configura come un’operazione puramente speculativa, mirata a sfruttare un momento di temporanea debolezza dei mercati per poi estrarre valore nel medio termine. Lo scenario sarebbe stato radicalmente diverso se l’offerta fosse arrivata da un grande gruppo consolidato o da un investitore istituzionale dotato di enorme liquidità propria, configurando un’integrazione industriale basata su sinergie reali e senza ricorso al debito, come ad esempio MSC.

Di fronte a una struttura societaria instabile e al rischio concreto di compromettere la propria flessibilità operativa, il Consiglio di Amministrazione di easyJet ha scelto la via della stabilità, respingendo un assalto che avrebbe scambiato la solidità presente con una scommessa al buio.

  1. l’ultima volta che easyJet ha raggiunto questo prezzo era il 2022) ↩︎