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Volotea, perché Santander non vende? Le banche spagnole potrebbero avere un interesse comune a salvarla

Banco Santander ha deciso di conservare un credito da 30 milioni di euro verso Volotea, escludendolo da un portafoglio ceduto a Bank of America. Insieme a CaixaBank e Bankinter, le tre banche spagnole concentrano oltre il 57% dell’esposizione bancaria della compagnia.

Una circostanza che apre un interrogativo: e se per i principali creditori spagnoli salvare Volotea fosse economicamente più conveniente che lasciarla fallire?

La crisi finanziaria di Volotea continua a offrire elementi che meritano di essere analizzati oltre la cronaca delle trattative con i creditori. L’ultimo riguarda Banco Santander, principale creditore bancario della compagnia aerea spagnola, che avrebbe deciso di mantenere un’esposizione da 30 milioni di euro inizialmente destinata alla vendita a Bank of America.

La notizia, pubblicata il 21 ottobre 2026 da Preferente, sulla base delle informazioni di El Confidencial, è particolarmente interessante non soltanto per l’importo coinvolto, ma soprattutto per il momento in cui sarebbe maturata la decisione.

Santander avrebbe infatti ritirato il credito dall’operazione durante l’estate, prima che Volotea formalizzasse, il 29 settembre, l’apertura delle trattative con i creditori davanti al tribunale mercantile di Barcellona.

Una scelta che non dimostra l’esistenza di un piano di salvataggio, ma che suggerisce di esaminare con maggiore attenzione gli interessi dei principali istituti finanziari spagnoli.

Santander e il portafoglio Halo: perché conservare un credito rischioso?

Il 26 maggio 2026, El Confidencial aveva anticipato che Santander stava preparando la cessione di un portafoglio denominato Halo, composto da circa venti posizioni creditizie verso grandi imprese, per un valore complessivo indicativo di 100 milioni di euro.

La particolarità dell’operazione era rappresentata dalla natura dei finanziamenti: crediti corporate non necessariamente già deteriorati, ma riferiti a imprese considerate esposte a potenziali difficoltà finanziarie. Operazioni di questo tipo permettono a una banca di alleggerire il proprio bilancio e trasferire parte del rischio a investitori specializzati, generalmente attraverso la vendita dei crediti a un prezzo inferiore al loro valore nominale.

Il progetto Halo risulta successivamente acquisito da Bank of America nell’agosto 2026, secondo le informazioni registrate da TTR Data. La ricostruzione pubblicata in ottobre da Preferente conferma che Santander aveva previsto di cedere anche il credito Volotea nell’ambito di un portafoglio venduto alla banca statunitense, decidendo infine di escluderlo. L’identificazione puntuale del credito Volotea nel portafoglio Halo non risulta tuttavia documentata pubblicamente nei dettagli contrattuali dell’operazione.

Ed è proprio questa esclusione a rendere interessante la vicenda. Perché un istituto impegnato a ridurre la propria esposizione verso imprese finanziariamente vulnerabili dovrebbe scegliere di mantenere un credito da 30 milioni di euro nei confronti di una compagnia che, poche settimane dopo, avrebbe avviato una ristrutturazione del debito?

Una possibile spiegazione è che Santander ritenga di poter recuperare attraverso una ristrutturazione una somma superiore a quella ottenibile cedendo immediatamente il credito. Non conosciamo il prezzo proposto da Bank of America, le condizioni della possibile cessione né le motivazioni effettive della decisione. Ma non è irragionevole ipotizzare che la banca abbia considerato economicamente più vantaggioso rimanere al tavolo delle trattative.

Santander, CaixaBank e Bankinter: il 57,5% del debito bancario è nelle mani di tre banche spagnole

Il dato assume un significato ancora maggiore osservando la composizione dell’indebitamento bancario della compagnia.

Secondo le informazioni riportate dalla stampa finanziaria spagnola, Volotea presenta un’esposizione bancaria complessiva di circa 113 milioni di euro, così distribuita tra i principali istituti:

Banco Santander: 30 milioni €; CaixaBank: 23 milioni €; Bankinter: 12 milioni €. Totale debito bancario Circa 113 milioni €

Santander, CaixaBank e Bankinter rappresentano quindi complessivamente 65 milioni di euro, pari a circa il 57,5% dell’esposizione bancaria riportata. La percentuale riguarda il valore dei crediti e non coincide necessariamente con il peso dei diritti di voto nelle eventuali classi di creditori previste dal piano di ristrutturazione.

Non siamo di fronte a tre istituti che hanno scoperto soltanto oggi Volotea. Nel luglio 2020 parteciparono, insieme ad altre banche, al finanziamento sindacato da 150 milioni di euro garantito dall’Instituto de Crédito Oficial (ICO), lo strumento pubblico spagnolo attraverso il quale la compagnia affrontò le conseguenze economiche della pandemia.

Santander guidò quell’operazione, assumendo un ruolo centrale nel rapporto tra Volotea e il sistema bancario.

Sei anni dopo, gli stessi istituti si ritrovano a dover valutare il futuro del loro debitore. Una parte importante dell’esposizione residua è riconducibile proprio a quel finanziamento, mentre le banche hanno affidato allo studio legale Clifford Chance l’assistenza nelle trattative.

C’è però una precisazione importante: la presenza di garanzie ICO significa che il valore nominale del credito non corrisponde necessariamente alla perdita potenziale che ciascuna banca dovrebbe sostenere. Per comprenderne l’effettiva esposizione economica servirebbe conoscere la quota ancora garantita e le condizioni contrattuali applicabili.

Le banche spagnole potrebbero voler salvare Volotea?

È un’ipotesi che merita di essere presa in considerazione, senza confondere una possibile convergenza di interessi con l’esistenza di un accordo già definito.

Volotea è una compagnia spagnola, con sede sociale nelle Asturie, una presenza industriale e occupazionale significativa nel Paese e una rete commerciale che, nel corso degli anni, ha acquisito particolare rilevanza soprattutto nei mercati regionali europei.

La sua eventuale scomparsa comporterebbe conseguenze per lavoratori, aeroporti, fornitori e territori serviti. Tuttavia, il fatto che i principali creditori siano banche spagnole non significa automaticamente che queste siano disponibili a sostenere la compagnia per ragioni nazionali.

Il primo interesse di una banca rimane la tutela del proprio capitale. Ma proprio questo interesse potrebbe favorire una soluzione che consenta a Volotea di continuare a operare.

Una compagnia aerea ancora attiva, capace di generare ricavi e flussi di cassa, potrebbe essere in grado di restituire una parte maggiore del proprio debito rispetto a quanto i creditori riuscirebbero a recuperare in uno scenario di liquidazione.

Naturalmente, tutto dipende dalla credibilità del piano industriale. Se il modello economico continuasse a produrre perdite e ad assorbire liquidità senza prospettive concrete di miglioramento, rinviare i pagamenti potrebbe semplicemente aumentare il rischio dei creditori.

Ma se la ristrutturazione consentisse di ridurre stabilmente i costi, alleggerire la flotta e migliorare la sostenibilità finanziaria, la continuità aziendale potrebbe risultare conveniente anche per le banche.

In altre parole, Santander, CaixaBank e Bankinter non devono necessariamente voler salvare Volotea per ragioni patriottiche. Potrebbero volerla salvare perché rappresenta il modo economicamente più razionale per proteggere i propri crediti.

Il ruolo della SEPI: quando gli interessi pubblici e bancari possono convergere

A questo punto entra in gioco un altro protagonista fondamentale: la Sociedad Estatal de Participaciones Industriales (SEPI).

Nel giugno 2022, il Governo spagnolo autorizzò un finanziamento da 200 milioni di euro a favore di Volotea attraverso il Fondo de Apoyo a la Solvencia de Empresas Estratégicas. Si tratta di un prestito partecipativo, non di un contributo a fondo perduto, con rimborso del capitale previsto nel 2029.

La SEPI rappresenta quindi il principale creditore della compagnia e dispone di un’esposizione finanziaria significativamente superiore a quella dei singoli istituti bancari.

Il suo interesse non è necessariamente identico a quello delle banche private. La tutela del denaro pubblico, il recupero dei finanziamenti concessi, la continuità delle attività economiche e la salvaguardia dell’occupazione sono fattori che possono assumere pesi differenti nelle rispettive valutazioni.

Esiste però un possibile punto d’incontro.

Se la prosecuzione dell’attività di Volotea permettesse di recuperare più risorse rispetto a una liquidazione, la ristrutturazione potrebbe rappresentare una soluzione conveniente sia per i creditori bancari sia per quello pubblico.

Non sarebbe necessario immaginare un nuovo salvataggio statale. Una soluzione potrebbe passare attraverso il prolungamento delle scadenze, la revisione di alcune condizioni finanziarie, nuovi apporti di capitale privato e un accordo con gli altri creditori, compresi i proprietari degli aeromobili.

Come già osservato nell’approfondimento di WEtravel NEWS Volotea, una via d’uscita esiste ancora, la presenza della SEPI al tavolo negoziale non garantisce il successo dell’operazione, ma rappresenta uno degli elementi più importanti per comprendere le possibili soluzioni.

Bisogna inoltre ricordare che una ristrutturazione sostenuta da creditori pubblici e privati non equivale automaticamente a un intervento coordinato dallo Stato spagnolo. Per affermarlo servirebbero evidenze che, al momento, non sono disponibili.

Un salvataggio può esistere anche senza nuovi miliardi

Quando si parla di salvataggio di una compagnia aerea, si tende spesso a immaginare immediatamente un aumento di capitale, un nuovo finanziamento pubblico oppure l’ingresso di un grande investitore.

La realtà delle ristrutturazioni finanziarie può essere più articolata.

Un creditore può contribuire alla continuità di un’impresa anche senza concedere immediatamente nuovi finanziamenti. Può accettare il rinvio di una scadenza, rimodulare il calendario dei rimborsi o negoziare condizioni che permettano al debitore di destinare maggiore liquidità all’attività operativa.

Nel caso di Volotea, queste possibilità devono essere valutate insieme al previsto ridimensionamento della flotta, da circa 44 aeromobili a 30-35 unità, e alla riorganizzazione della struttura aziendale.

La compagnia ha inoltre comunicato di lavorare a una nuova ricapitalizzazione, con il coinvolgimento previsto di Alaeo, veicolo legato al management. Rimane aperta la questione del contributo che potranno offrire gli altri azionisti, tra i quali figura il vettore greco Aegean Airlines.

Nel frattempo Volotea continua a operare, mentre cerca anche circa 25 milioni di euro di nuova liquidità.

C’è un elemento finanziario che non dovrebbe essere trascurato. Nel 2025 Volotea ha registrato un EBIT positivo di 47,4 milioni di euro e un EBITDA di 164 milioni, ma ha comunque chiuso l’esercizio con una perdita netta, secondo le ricostruzioni dei risultati pubblicate dalla stampa economica.

Questo significa che la compagnia ha dimostrato una capacità di generare risultati operativi positivi, senza riuscire a trasformarli in un utile netto. Una distinzione fondamentale per comprendere perché le banche possano ritenere interessante preservarne l’attività, ma anche perché il risanamento non possa limitarsi a spostare in avanti i pagamenti.

Dicembre sarà il momento della verità

Volotea punta a concludere le trattative con i creditori entro dicembre 2026. Sarà allora possibile comprendere se le parti saranno riuscite a costruire una soluzione finanziariamente credibile.

La decisione di Santander di mantenere il credito da 30 milioni rappresenta un elemento interessante, ma non consente ancora di stabilire quale sarà il comportamento degli istituti bancari durante la fase decisiva delle negoziazioni.

Non sappiamo se le banche siano disponibili a modificare sostanzialmente le condizioni dei prestiti, se intendano concedere nuova liquidità oppure quale sacrificio finanziario potrebbero eventualmente accettare. E non conosciamo ancora il contributo definitivo degli azionisti.

La presenza di importanti istituti finanziari spagnoli, insieme alla SEPI, potrebbe certamente facilitare una convergenza verso un accordo. Ma la sostenibilità economica della compagnia rimane il presupposto indispensabile.

Salvare Volotea non può significare soltanto darle altro tempo. Deve significare costruire le condizioni perché quel tempo sia sufficiente a correggere gli squilibri finanziari e industriali.

Resta infine una domanda, forse la più interessante.

Se Santander aveva deciso di ridurre la propria esposizione verso imprese considerate vulnerabili, perché ha preferito mantenere proprio il credito verso Volotea?

Non conosciamo ancora la risposta. Ma il fatto che la banca abbia conservato la propria posizione e intenda partecipare alle trattative suggerisce che, almeno per questo creditore, il futuro della compagnia potrebbe avere un valore superiore a quello ottenibile dalla cessione immediata del debito.

Non è una garanzia di salvataggio. È però un elemento che merita attenzione in una crisi nella quale, fino a oggi, si è parlato soprattutto di carburante, riduzione della flotta e difficoltà finanziarie.

Perché il futuro di Volotea non dipenderà soltanto da quanto sarà disposta a sacrificare la compagnia, ma anche da quanto i suoi creditori riterranno conveniente mantenerla in vita.

Questo approfondimento fa parte dell’analisi continuativa di WEtravel NEWS sulla situazione finanziaria e industriale della compagnia, sviluppata nel dossier «Volotea, una crisi annunciata».

Fonti: Preferente⁠ (21 ottobre 2026), El Confidencial⁠ (26 maggio 2026), TTR Data⁠ (operazione Halo), Volotea – Finanziamento ICO⁠ (2020), Volotea – Finanziamento SEPI⁠ (2022), Cinco Días⁠ (23 settembre 2026), Europa Press⁠ (30 settembre 2026).

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