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Alitalia, ha ancora senso parlare di salvataggio?

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Alitalia sta attualmente perdendo 700.000 euro al giorno, è da 15 anni che Alitalia non registra un solo anno in attivo, nessuno è riuscito in questi anni a risollevare le sorti della ex compagnia di bandiera.

Per anni la politica non è riuscita, o non ha voluto non avendo le competenze e non volendo rischiare di perdere voti, a risollevare le sorti di Alitalia, ma dopo 15 anni e l’ennesimo rinvio, miliardi di euro dei contribuenti italiani persi, circa 800.000 euro a dipendente, ha ancora senso parlare di salvataggio?

Di questi giorni l’ennesimo rinvio, non ci sono le condizioni ne per le FS ne per Atlantia di inpegnarsi con una proposta vincolante in Alitalia.

Non c’è da meravigliarsi, nessuno sano di mente rischierebbe di investire in una compagnia aerea con circa 5000 esuberi, senza un impegno vincolante dello stato italiano e dei sindacati, che deve essere disposto a rischiare per salvare il posto di lavoro di più di 10.000 persone, Alitalia oggi occupa circa 100 dipendenti per aereo, compagnie come easyJet che si differenziano di poco come servizio offerto (visto da passeggero), ne occupa circa 40.

Si capisce bene che non sarà mai in grado così com’è, Alitalia di competere con altri vettori, neanche in Italia dove al primo posto c’è Ryanair e al terzo easyJet, e Volotea se andrà avanti così comincerà a tallonare Alitalia in poco tempo.

Secondo alcune fonti il governo sarebbe pronto a “prestare” ulteriori 350 milioni di euro ad Alitalia per consentirle di volare in attesa di una soluzione definitiva.

Ma tutto questo ha un senso ? 15 anni… non 5 non 10.

Ad oggi Delta conferma di essere disponibile ad un investimento in Alitalia di 100 milioni di euro, con un piano che prevede un ridimensionamento e qualche spazio per Alitalia nella partenship transatlantica tra Delta, Air France – KLM e Virgin, “qualche concessione” per utilizzare i termini di Delta, questo vuol dire un declassamento di Alitalia.

Poi c’è Lufthansa che è disponibile ad investire fino a 200 milioni ma solo in un alitalia “ristrutturata” ed è comprensibile la posizione di LH, vettore che ha esperienza nel salvataggio di compagnie aeree fallite o quasi, come Austrian e Swiss, entrambe oggi ricoprono un ruolo chiave nel network del gruppo Lufthansa.

So bene che questo articolo potrà essere fortemente criticato da chi non sa nulla di aviazione e pensa solo a un ritorno politico, ma penso sia giusto porre l’attenzione su come realmente stanno le cose e di quali possono essere davvero le possibilità in campo.

Penso che sia arrivato il momento di dire basta, qualsiasi sia la strada per continuare a far volare il nome d Alitalia non solo nei cieli Italiani, senza buttare al vento ancora soldi pubblici e salvare il maggior numero di addetti, con la prospettiva non solo di non fare morire il marchio, ma di costruire le basi per una compagnia competitiva in grado di crescere.

Solo in questo modo si potrà “salvare” Alitalia o quel che resta della nostra compagnia di bandiera.

Luca Gorrasi
Nato a Mestre, dove vivo tutt’ora, laureato in informatica, IT e WEB specialist, ho unito la mia passione per il settore #aviation e il web, fondando questo blog nel 2017

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