Aviation
Voli più cari del 5-10%? No drama: il vero problema è la capacità
Il caro carburante torna a pesare sui conti delle compagnie aeree e le tariffe potrebbero aumentare del 5-10%. Un dato che, letto così, può sembrare preoccupante, ma che va prima riportato alla realtà dei prezzi che paghiamo per volare.
Prendiamo una tariffa da €29,90: anche con un aumento del 10%, parliamo di circa €33. Due o tre euro in più. No drama! Per chi ha già deciso di volare, una differenza di questo tipo difficilmente cambia il programma. Il vero effetto del caro carburante potrebbe essere altrove.
Il carburante torna a pesare sui conti
Il problema del fuel è reale. Il carburante rappresenta una delle principali voci di costo delle compagnie aeree e un suo aumento mette sotto pressione i margini, soprattutto per i vettori che operano con strutture di costo più elevate. Ma non tutte le compagnie partono dalla stessa posizione. Alcune hanno maggiore capacità di assorbire gli aumenti, altre devono intervenire sulla propria struttura operativa. Ed è qui che il tema diventa interessante: il carburante può modificare le strategie delle compagnie molto più di quanto modifichi le abitudini dei passeggeri.
I “rami secchi” vengono già tagliati
La razionalizzazione dei network è già una realtà. Le compagnie riducono frequenze, cancellano collegamenti marginali e spostano gli aeromobili verso mercati considerati più redditizi. E non riguarda soltanto i vettori più deboli. Anche una compagnia solida può decidere che una rotta non garantisca più un ritorno adeguato rispetto all’impiego dell’aeromobile. Il caro carburante può quindi accelerare un processo già in corso: tagliare i “rami secchi” e concentrare la capacità dove rende di più.
O’Leary vede nella crisi anche un’opportunità
Il CEO di Ryanair ha sostenuto che prezzi elevati del carburante potrebbero accelerare l’uscita dal mercato dei vettori più deboli e favorire il consolidamento del settore. Secondo O’Leary, se il costo del fuel resterà elevato, alcune compagnie potrebbero essere costrette ad aumentare sensibilmente le tariffe. Ryanair, invece, ha detto di non voler introdurre un supplemento carburante.
È una posizione naturalmente interessata, ma mette in evidenza una dinamica importante: quando aumentano i costi, la differenza tra un vettore efficiente e uno con margini fragili diventa ancora più evidente.
Il vero rischio è la capacità
Il possibile effetto del caro carburante non è necessariamente un crollo dei viaggi, ma una maggiore selezione dell’offerta. Gli aeromobili sono risorse limitate. Se una rotta produce margini insufficienti, il vettore può spostare quell’aereo verso un’altra destinazione. Se un mercato diventa meno interessante, può ridurre ulteriormente le frequenze.
Per il passeggero, quindi, la conseguenza potrebbe essere soprattutto meno scelta su alcune rotte, meno frequenze e una maggiore concentrazione dell’offerta sui mercati più redditizi.
Un mercato sempre più selettivo
Il caro carburante è certamente un problema per l’industria, ma può anche diventare un acceleratore delle trasformazioni già in corso. Le compagnie più efficienti possono guadagnare spazio, quelle più fragili possono essere costrette a ridimensionarsi e i network possono diventare progressivamente più selettivi. Insomma, No drama per quei pochi euro in più. Il vero tema è capire quali aerei resteranno su quali rotte.