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Dopo trent’anni easyJet scopre Pantelleria. L’isola era lì, il Passito pure
La compagnia britannica annuncia tre collegamenti per l’estate 2027, da Milano Malpensa, Napoli e Basilea. Per celebrare la scoperta organizza una colazione in una pasticceria siciliana a Milano.
Nel frattempo, Pantelleria continua a fare ciò che fa da millenni: sfidare il vento, coltivare lo Zibibbo e produrre uno dei vini più straordinari del Mediterraneo. Il tutto senza aver mai avuto bisogno di un comunicato stampa.
Pantelleria, la scoperta geografica dell’anno. Almeno per easyJet
Ci sono luoghi che richiedono secoli per essere scoperti. Altri qualche spedizione, una bussola e una buona dose di fortuna. Poi c’è Pantelleria, un’isola di 83 chilometri quadrati nel Mediterraneo, tra la Sicilia e la Tunisia, che il 15 ottobre 2026 è finalmente entrata nel network di easyJet.
Non sappiamo se negli uffici della compagnia qualcuno abbia esclamato “Good heavens, there’s an island down there!”, ma immaginiamo che la scoperta abbia suscitato un certo entusiasmo. Del resto, easyJet vola dal 1995. Pantelleria, con una certa ostinazione, esisteva già.
L’annuncio riguarda tre collegamenti diretti per l’estate 2027, da Milano Malpensa, Napoli e Basilea, ciascuno con due frequenze settimanali. Sei voli alla settimana complessivi nel periodo in cui tutte le rotte saranno operative. Un debutto prudente, molto britannico. Prima si bussa, poi si chiede il permesso di entrare e soltanto dopo, eventualmente, si valuta se tornare.
La notizia è naturalmente positiva per l’isola e per la sua accessibilità. Ma è anche un’occasione per raccontare una destinazione che meriterebbe molto più di un annuncio accompagnato da qualche cannolo milanese.
Pantelleria: dove il vento comanda e gli uomini hanno imparato a negozi
Pantelleria non è la classica isola mediterranea da catalogo turistico. Non promette necessariamente lunghe distese di sabbia, file ordinate di ombrelloni o la rassicurante certezza di trovare un lettino disponibile a pochi passi dall’albergo.
Pantelleria è un’isola vulcanica. La sua bellezza è aspra, essenziale e talvolta persino scontrosa. È fatta di rocce nere, scogliere che precipitano nel mare, acque straordinariamente trasparenti, terrazzamenti agricoli e strade che attraversano un paesaggio modellato dal vento.
Il vento, appunto. A Pantelleria non rappresenta una variabile meteorologica: è praticamente un componente dell’amministrazione locale, presente a ogni riunione anche senza essere invitato.
Gli abitanti, nel corso dei secoli, hanno imparato a conviverci sviluppando un’architettura e un’agricoltura che non cercano di sfidare la natura, ma di adattarsi alle sue condizioni. È così che sono nati i dammusi, le caratteristiche costruzioni in pietra lavica con muri spessi e tetti a cupola, pensate per proteggere gli ambienti dal caldo e raccogliere l’acqua piovana. Poi ci sono i giardini panteschi, strutture circolari in pietra che proteggono gli alberi di agrumi dal vento, e una rete di terrazzamenti che testimonia generazioni di lavoro umano.
Chi arriva sull’isola scopre anche il Lago Specchio di Venere, le acque termali, le favare e una natura che non sembra minimamente interessata a conformarsi alle aspettative del turismo di massa. Pantelleria non ha mai cercato di diventare un’altra Ibiza. Fortunatamente.
Il Passito di Pantelleria: un piccolo dettaglio che forse meritava una festa
Ma c’è qualcosa che rende Pantelleria davvero straordinaria. Qualcosa che meriterebbe più attenzione di qualsiasi iniziativa promozionale organizzata in una pasticceria milanese.
Il Passito di Pantelleria. Un vino che racchiude la storia agricola dell’isola, la fatica dei suoi produttori e un rapporto con il territorio difficilmente riproducibile altrove.
Il protagonista è lo Zibibbo, una varietà di Moscato d’Alessandria coltivata da generazioni in condizioni ambientali particolarmente impegnative. Le viti vengono allevate molto basse, all’interno di piccole conche scavate nel terreno, per proteggerle dal vento e preservare la poca umidità disponibile.
La vendemmia è manuale, così come numerose altre operazioni agricole. Una forma di coltivazione che viene spesso definita eroica, e non per eccesso di entusiasmo pubblicitario. Nel 2014, l’UNESCO ha riconosciuto la pratica agricola tradizionale della vite ad alberello di Pantelleria come Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un riconoscimento che riguarda il sapere agricolo e la sua trasmissione tra generazioni, non semplicemente il vino come prodotto commerciale.
Il Passito nasce da uve Zibibbo sottoposte ad appassimento, secondo tecniche che concentrano zuccheri, profumi e aromi. Il risultato è un vino dolce dalla personalità intensa, nel quale possono emergere note di albicocca, fichi secchi, miele e frutta candita.
Un prodotto che non si ottiene semplicemente piantando qualche vite, aspettando settembre e sperando che tutto vada bene. Richiede tempo, competenza, condizioni ambientali particolari e una quantità di lavoro che difficilmente si presta a essere riassunta in uno slogan pubblicitario.
Forse, per celebrare l’arrivo di easyJet, sarebbe stato interessante raccontare proprio questo patrimonio. Magari presentando i produttori, il territorio e la cultura dello Zibibbo. Ma evidentemente il Passito aveva un problema: non era a Milano.
A Milano il cannolo, a Pantelleria il turismo. Una strategia impeccabile, naturalmente
Per celebrare l’ingresso di Pantelleria nel network, easyJet ha deciso di organizzare un’iniziativa promozionale a Milano, in collaborazione con Ammu, pasticceria siciliana del capoluogo lombardo. Alcuni clienti, ignari della propria fortuna, hanno ricevuto una colazione accompagnata da un biglietto aereo di andata e ritorno per Pantelleria e da piccoli omaggi siciliani.
Una bella sorpresa per i fortunati, senza dubbio. Quanto all’utilità dell’operazione per la promozione strutturale dell’isola, qualche interrogativo è legittimo.
Immaginiamo la scena: Milano, una pasticceria, un cannolo e qualcuno che annuncia di aver scoperto una meravigliosa isola del Mediterraneo. Very British. O forse semplicemente very marketing.
Naturalmente, distribuire qualche biglietto gratuito può generare simpatia e visibilità. Ma Pantelleria non è una nuova varietà di brioche da lanciare sul mercato. È un territorio con una storia straordinaria, tradizioni riconosciute dall’UNESCO, un’identità enogastronomica unica e criticità legate all’accessibilità.
Sarebbe stato forse più interessante coinvolgere direttamente gli operatori dell’isola, raccontare i suoi produttori, valorizzare il Passito e spiegare perché Pantelleria meriti di essere visitata anche fuori dai periodi di maggiore affluenza. Invece, la celebrazione è avvenuta a Milano. Non a Pantelleria.
Una decisione perfettamente comprensibile dal punto di vista logistico: Milano dispone di numerose pasticcerie e, soprattutto, è decisamente più facile da raggiungere in aereo. L’ironia è inevitabile. Per promuovere una nuova destinazione, easyJet ha scelto una città che non aveva alcun bisogno di essere resa più accessibile, ma Milano è uno degli aeroporti serviti da questa nuova destinazione, quindi ha un senso, ma dal punto di vista mediatico, senso ZERO.
Se qualcuno obiettasse che l’iniziativa serviva a intercettare proprio il pubblico milanese, l’osservazione sarebbe corretta. Resta però da capire quale beneficio promozionale duraturo possa produrre una colazione a sorpresa, oltre alla felicità dei clienti premiati.
Tre nuove rotte, sei frequenze settimanali. Non esattamente una conquista coloniale
L’offerta annunciata da easyJet è interessante, ma va valutata nelle sue effettive dimensioni.
| Rotta | Data di avvio | Frequenze |
|---|---|---|
| Milano Malpensa – Pantelleria | 26 maggio 2027 | 2 settimanali |
| Basilea – Pantelleria | 29 maggio 2027 | 2 settimanali |
| Napoli – Pantelleria | 18 giugno 2027 | 2 settimanali |
Le tariffe promozionali di andata e ritorno partono rispettivamente da 63,98 euro, 62,48 euro e 53,48 euro. Tutti e tre i collegamenti saranno stagionali, con due frequenze settimanali ciascuno.
Sei voli alla settimana in tutto, dunque. Una presenza misurata, che non sembra intenzionata a sconvolgere gli equilibri del Mediterraneo.
Del resto, WEtravel NEWS aveva già osservato, analizzando le 18 nuove rotte britanniche annunciate da easyJet per l’estate 2027, come l’espansione del network della compagnia si stia sviluppando anche attraverso numerosi collegamenti con frequenze limitate. È una strategia commercialmente comprensibile: permette di entrare in nuovi mercati, misurare la domanda e limitare l’esposizione operativa.
Per Pantelleria, tuttavia, la vera questione riguarda la continuità. Le nuove rotte serviranno prevalentemente a intercettare la domanda estiva già esistente oppure potranno contribuire, in futuro, a rafforzare la connettività dell’isola e ad ampliare la stagione turistica? Una domanda alla quale difficilmente può rispondere un cannolo, per quanto eccellente.
Pantelleria non è soltanto una destinazione turistica. È un territorio da rispettare
L’arrivo di easyJet è stato accolto positivamente dal sindaco Fabrizio D’Ancona, che ha sottolineato le opportunità offerte dai nuovi collegamenti per l’accessibilità, l’economia locale e lo sviluppo turistico.
Ed è giusto che sia così. Una nuova compagnia può ampliare le possibilità di viaggio e attrarre visitatori che, in assenza di collegamenti diretti, avrebbero probabilmente scelto altre destinazioni. Ma Pantelleria non dovrebbe essere considerata soltanto una nuova casella da aggiungere alla mappa delle destinazioni estive.
L’isola è un territorio fragile, con caratteristiche ambientali e culturali che richiedono una particolare attenzione. Questa non è certo una critica a easyJet, che ha uan solida politica ESG. La sua attrattività non dipende dal numero di ombrelloni disponibili o dalla capacità di riprodurre un modello turistico standardizzato. Dipende, al contrario, proprio dalla sua diversità.
I dammusi, la pietra lavica, la coltivazione dello Zibibbo, il Passito, le tradizioni agricole e il paesaggio del Parco Nazionale costituiscono un patrimonio che non può essere separato dalla comunità che lo custodisce.
Il successo di un nuovo collegamento non dovrebbe quindi essere misurato soltanto attraverso i passeggeri trasportati, ma anche considerando la capacità di generare valore per l’economia locale e di rispettare le caratteristiche della destinazione.
L’aeroporto di Pantelleria: quando l’architettura comprende il territorio
A Pantelleria persino l’aeroporto merita di essere raccontato. Il progetto di ampliamento firmato da ASA Studio Albanese per ENAC rappresenta un esempio di architettura capace di interpretare l’identità dell’isola senza imporsi sul paesaggio. Lo studio ha scelto di sviluppare parte dell’intervento sotto il livello del terreno, richiamando attraverso volte bianche, pietra lavica e luce naturale i tradizionali dammusi e le stanze dello scirocco.
Una soluzione che unisce funzionalità, sensibilità ambientale e memoria del territorio, evitando quella standardizzazione che rende spesso gli aeroporti luoghi indistinguibili. ASA Studio Albanese non ha semplicemente progettato un aeroporto a Pantelleria: ha progettato un aeroporto che appartiene a Pantelleria. Un approccio che merita di essere celebrato e che dimostra quanto l’architettura possa contribuire all’identità di una destinazione.
Il progetto, documentato dallo studio già nel 2004, testimonia una conoscenza del territorio che easyJet ha impiegato decisamente più tempo ad acquisire. Del resto, qualcuno doveva pur preparare l’aeroporto prima che la compagnia britannica scoprisse l’isola. Il progetto è consultabile sul sito ufficiale di ASA Studio Albanese.
Benvenuta easyJet. Il Passito è già pronto
E così, dopo oltre trent’anni dalla nascita della compagnia, Pantelleria entra finalmente nel network easyJet. L’isola, nel frattempo, ha continuato a vivere senza grandi turbamenti: il vento soffia, il mare circonda le rocce vulcaniche, i vignaioli coltivano lo Zibibbo e il Passito continua a raccontare una storia molto più antica dell’aviazione commerciale.
La compagnia britannica arriva con tre collegamenti, sei frequenze settimanali e una colazione promozionale organizzata a Milano. Non sarà stata una spedizione particolarmente audace, ma almeno si è conclusa con successo.
Adesso, però, sarebbe interessante passare dalla scoperta alla conoscenza. Perché Pantelleria non è semplicemente una nuova destinazione leisure da inserire nel sistema di prenotazione: è un’isola che merita di essere raccontata, compresa e valorizzata.
E chissà che, dopo aver organizzato una colazione siciliana a Milano, easyJet non decida un giorno di celebrare Pantelleria direttamente a Pantelleria. Magari con un bicchiere di Passito, i produttori locali e qualche proposta concreta per sviluppare il turismo oltre i mesi estivi.
In fondo, easyJet ha impiegato trent’anni per scoprire Pantelleria. Possiamo concederle ancora un po’ di tempo per conoscere il Passito. Purché non decida di degustarlo a Luton. Intanto abbiamo dato ai PR easyJet un ottima idea per il volo inaugurale nella prossima Summer!
Il Passito di Pantelleria: i produttori che custodiscono l’oro dell’isola
Se easyJet ha impiegato trent’anni per scoprire Pantelleria, alcuni dei suoi produttori di Passito lavorano da generazioni per far conoscere l’isola nel mondo. Qui il vino non è soltanto un prodotto da degustare, ma il risultato di una viticoltura eroica, fatta di terrazzamenti, muretti a secco, vendemmie manuali e viti ad alberello protette dal vento.
Dietro ogni bottiglia ci sono famiglie, tradizioni e storie che meritano di essere raccontate. Ecco alcuni dei produttori più rappresentativi, dalle cantine storiche alle piccole realtà artigianali, con i collegamenti per conoscere e acquistare i loro vini.
Donnafugata – Ben Ryé
Donnafugata arriva a Pantelleria nel 1989 e trasforma il Passito in uno dei simboli internazionali dell’enologia siciliana. Il suo Ben Ryé, il cui nome significa “figlio del vento”, nasce dalle uve Zibibbo coltivate nei vigneti terrazzati dell’isola. L’azienda ha contribuito a far conoscere la viticoltura pantesca ben oltre i confini italiani, investendo nella tutela del paesaggio e nel recupero delle antiche vigne. Acquisto e informazioni: Ben Ryé – Donnafugata. La disponibilità online varia secondo l’annata e il formato.
Marco De Bartoli – Bukkuram
Marco De Bartoli è stato uno dei grandi protagonisti della rinascita dei vini siciliani. Negli anni Ottanta ha esteso il proprio progetto enologico a Pantelleria, nella contrada Bukkuram, valorizzando lo Zibibbo attraverso una produzione legata alle tecniche tradizionali. Il Bukkuram Sole d’Agosto e il Padre della Vigna sono tra le espressioni più conosciute della sua interpretazione del Passito. Acquisto: Shop ufficiale Marco De Bartoli.
Salvatore Murana – Martingana, Mueggen e Creato
La famiglia Murana coltiva lo Zibibbo a Pantelleria da sei generazioni. Nel 1975 Salvatore Murana ha dato forma all’attuale azienda, trasformando una tradizione familiare in un progetto enologico conosciuto anche a livello internazionale. I suoi Passiti, tra cui Martingana, Mueggen e Creato, raccontano le differenti caratteristiche dei vigneti dell’isola, valorizzando le peculiarità dei singoli territori. Acquisto e informazioni: Salvatore Murana Vini, con accesso allo shop aziendale.
Cantine Pellegrino – Nes
Fondata a Marsala nel 1880, Pellegrino approda a Pantelleria nel 1992, sviluppando un rapporto diretto con i viticoltori locali. Il Nes, il cui nome significa “miracolo”, rappresenta una delle etichette più conosciute della sua produzione pantesca. È un Passito che valorizza la ricchezza aromatica dello Zibibbo, con sentori di albicocca, agrumi e frutta candita. Acquisto: Shop ufficiale Cantine Pellegrino.
Salvatore Ferrandes – Il Passito artigianale
La famiglia Ferrandes, di origine spagnola, vive e coltiva la terra a Pantelleria da oltre seicento anni. Salvatore Ferrandes conduce una piccola azienda agricola nella contrada Mueggen, lavorando vigneti terrazzati con metodi biologici e artigianali. Il suo Passito è una produzione limitata, particolarmente apprezzata da chi cerca vini strettamente legati alla tradizione contadina dell’isola. Acquisto: Passito Salvatore Ferrandes presso Alberoshop. Il sito del produttore non dispone attualmente di uno shop verificato.
Cantina Basile – Shamira
Nel cuore della contrada Bukkuram, Cantina Basile rappresenta una realtà familiare che unisce tradizione e nuove generazioni. Fabrizio Basile ha raccolto l’eredità agricola del padre e del nonno, valorizzando le antiche coltivazioni dell’isola attraverso una produzione di dimensioni contenute. Tra le etichette spicca Shamira, espressione della lavorazione dello Zibibbo e del rapporto con il territorio. Acquisto: Shop ufficiale Cantina Basile.
Carole Bouquet – Sangue d’Oro
Anche l’attrice francese Carole Bouquet è rimasta affascinata da Pantelleria, fino a diventarne produttrice di vino. Il suo progetto Sangue d’Oro nasce dall’intenzione di preservare la coltivazione tradizionale dello Zibibbo e valorizzare il patrimonio agricolo dell’isola. Una storia che oggi prosegue anche attraverso la collaborazione con Pasqua Vini, con l’obiettivo di dare maggiore visibilità internazionale alla viticoltura pantesca. Acquisto: Sangue d’Oro presso Bottle of Italy. Il progetto è raccontato anche sul sito ufficiale Sangue d’Oro.
Salvino Gorgone – Dietro l’Isola
Una piccola produzione che racconta un’altra dimensione della viticoltura pantesca. L’azienda di Salvino Gorgone nasce nel 2000 e coltiva circa tre ettari di vigneto, realizzando il Passito Dietro l’Isola. La lavorazione unisce le tradizioni familiari alle competenze enologiche moderne, con una produzione di nicchia che mantiene un forte legame con Pantelleria. Acquisto: Passito Dietro l’Isola.
Un patrimonio che vale molto più di una campagna pubblicitaria
Questi produttori rappresentano realtà profondamente differenti: grandi aziende capaci di portare il nome di Pantelleria nel mondo, famiglie che custodiscono vigneti da generazioni e piccoli artigiani che continuano a lavorare la terra con metodi tradizionali.
La loro attività contribuisce a preservare un paesaggio agricolo che rischierebbe altrimenti di scomparire. Il Passito non è soltanto un’eccellenza enologica, ma uno degli strumenti attraverso cui Pantelleria conserva la propria identità culturale ed economica.
E forse è proprio da qui che dovrebbe partire una promozione turistica capace di lasciare qualcosa al territorio.
Perché un cannolo offerto a Milano si consuma in pochi minuti. Un buon Passito di Pantelleria racconta secoli di storia.
Fonti: easyJet · Annuncio dei collegamenti per Pantelleria e iniziativa promozionale a Milano · UNESCO · La pratica agricola tradizionale della vite ad alberello di Pantelleria · Parco Nazionale Isola di Pantelleria · La vite ad alberello e il patrimonio agricolo pantesco · Parco Nazionale Isola di Pantelleria · Il Lago Specchio di Venere – ASA Studio Albanese · Ampliamento dell’aeroporto di Pantelleria · ASA Studio Albanese · L’isola di vento e pietra





