Volotea
Volotea, e se la crisi fosse la sua più grande opportunità?
La ristrutturazione finanziaria potrebbe rappresentare per Volotea molto più di un tentativo di superare un momento difficile. Potrebbe diventare l’occasione per ripensare la flotta, ridurre i costi strutturali e costruire una compagnia più sostenibile. E anche i proprietari degli aeromobili potrebbero avere interesse a partecipare a questa trasformazione.
La compagnia sta negoziando con i creditori una ristrutturazione finanziaria che comporterà una significativa riduzione della flotta, passando dagli oltre 40 aeromobili degli ultimi anni a circa 30-35 unità. Una prospettiva che ha inevitabilmente alimentato preoccupazioni sul futuro del vettore. Ma siamo sicuri che una compagnia più piccola debba necessariamente essere una compagnia più debole? Non possiamo nascondere che il rischio c’e’, ma…
La risposta potrebbe essere meno scontata di quanto sembri.
La crisi potrebbe diventare un’opportunità industriale
Volotea ha dimostrato di avere un modello commerciale capace di generare risultati operativi positivi, pur trovandosi oggi ad affrontare importanti difficoltà finanziarie.
La ristrutturazione potrebbe quindi offrire l’occasione per intervenire non soltanto sul debito, ma anche su alcuni elementi strutturali del modello industriale. Tra questi, uno merita particolare attenzione: l’anzianità della flotta.
Gli Airbus A319 e A320 utilizzati da Volotea comprendono aeromobili che hanno superato i vent’anni di servizio. Una scelta che ha permesso alla compagnia di contenere i costi di acquisizione e leasing, ma che solleva interrogativi sull’equilibrio tra risparmio iniziale, manutenzione e continuità operativa.
Un aeromobile anziano non è meno sicuro, ma può richiedere una manutenzione più onerosa. E un guasto tecnico imprevisto non comporta soltanto la riparazione: può determinare l’indisponibilità dell’aereo, modifiche alla programmazione e costi aggiuntivi per la compagnia.
La questione è capire quanto questi elementi incidano realmente sui costi complessivi di Volotea.
E se i lessor avessero interesse a sostenere la ristrutturazione?
Esiste poi un altro interrogativo, probabilmente ancora più interessante.
Perché un lessor dovrebbe preferire la restituzione di un aeromobile anziano, assumendosi l’onere di trovare un nuovo operatore, piuttosto che rinegoziare il contratto con una compagnia che conosce già quel velivolo?
Naturalmente un aeromobile usato mantiene un valore economico e può trovare altre opportunità sul mercato. Ma recuperarlo, prepararlo per un nuovo operatore e ricollocarlo comporta costi, tempi e rischi.
Potrebbero quindi esistere interessi comuni tra Volotea e alcuni dei suoi lessor, soprattutto se una ristrutturazione consentisse di migliorare la sostenibilità finanziaria della compagnia.
Il vero successo potrebbe non essere tornare a crescere
Per anni, la crescita delle compagnie aeree è stata raccontata soprattutto attraverso il numero di aeromobili, rotte, basi e passeggeri.
Eppure, una compagnia non diventa necessariamente più solida perché aumenta la propria dimensione.
Il successo della ristrutturazione di Volotea potrebbe essere misurato non dalla rapidità con cui tornerà a crescere, ma dalla capacità di costruire un modello che non abbia continuamente bisogno di crescere per sostenersi.
Questo non significa sottovalutare la gravità della situazione finanziaria o considerare scontato il successo delle trattative.
Significa riconoscere che una crisi può diventare anche il momento in cui un’azienda trova il coraggio, o la necessità, di cambiare.
Nel nuovo dossier di WEtravel NEWS analizziamo il ruolo della flotta e dei lessor, i costi potenziali degli aeromobili anziani e gli scenari attraverso cui la ristrutturazione potrebbe trasformarsi in un’opportunità di rinnovamento industriale.