Sukhoi SuperJet

Parole, solo parole, ma la realtà è ben diversa…

  • 12 mesi fa
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Le vicissitudini di Boeing, la cessione del programma C Series di Bombardier a Airbus, la piccola ma importante quota detenuta da Embraer, il successo di ATR che ha alle spalle Airbus, dimostrano come non vi sia spazio per il progetto di Sukhoi per il SuperJet 100, venduto solo in Russia.

Un programma in cui inizialmente Leonardo deteneva il 50% della società, successivamente ha ceduto il 40%, un aereo che non è mai stato in grado di trovare il suo spazio, venduti poco più di 130 esemplari, non sarà un nuovo investitore per evitare le sanzioni alla Russia che lo riporterà in vita.

Io preferisco come sempre essere realista per non illudere nessuno e mi chiedo come si possa solo immaginare un futuro per la società SuperJet di Venezia continuando a puntare su un progetto che si è dimostrato non essere vincente.

In un settore dove l’innovazione, l’esperienza, la quota di mercato, i rapporti diplomatici e commerciali, la comunanza dei modelli, sono le chiavi del successo, non immagino come si possa realizzare un piano industriale credibile con la realizzazione di un sito produttivo in un paese che non ha una sola industria, producendo un aereo che non ha mercato.

Il Sukhoi SJ100 non e’ l’Airbus A220 che da quando è costruito e commercializzato da Airbus ha avuto un impennata di ordini e consegne, non è l’E195-E2 o E190-E2 di Embraer, è un aeromobile di progettazione russa che non ha domanda, non avrà mai un suo spazio capace di giustificarne investimenti e produzione, ancor di più dopo l’uscita di Russian United Aircraft Corporation (UAC) che li sta producendo e allestendo in autonomia, senza il sito di Venezia per il mercato russo colpito dalle sanzioni.

Nel comunicato stampa della SuperJet, con l’annuncio dell’accordo raggiunto tra Mark AB Capital Investments (Mark AB), con sede negli Emirati Arabi Uniti e Russian United Aircraft Corporation (UAC) per la cessione delle quote russe, si legge: “SJI stabilirà la sua nuova filiale negli Emirati Arabi Uniti presso l’aeroporto internazionale di Al Ain, e sarà il impianto di produzione del Superjet 100 nella sua versione green di base; l’aereo si trasferirà quindi a Venezia per il suo completamento e le attività di competenza del sito di Venezia. Questo accordo potrebbe rappresentare anche un’importante opportunità per l’industria aeronautica nazionale industria, considerando che gli Emirati Arabi Uniti non hanno ancora un complesso industriale sufficientemente maturo che copre le varie discipline aeronautiche. Pertanto, in una prima fase, sarà possibile avvalersi della base nazionale di subappaltatori aeronautici disponibile, con particolare riferimento a la produzione di parti di motore e strutture aeronautiche, nonché supporto ingegneristico per la nascente Industria aeronautica degli Emirati Arabi Uniti.

SuperJet International, è una joint venture con sede presso l’aeroporto di Venezia, nata nel 2007 tra Alenia Aermacchi diventata Leonardo, e l’industria aeronautica russa Sukhoi Holding, a Venezia venivano allestiti gli interni degli aeromobili prodotti in Russia presso gli stabilimenti della Sukhoi.

Nel maggio del 2022, la Guardia di Finanza di Mestre ha eseguito il provvedimento di congelamento dei beni per circa 150 milioni di euro di SuperJet, tra i beni congelati, 5 aerei che si trovano nell’area aeroportuale e hangar.

Il provvedimento di congelamento è stato emesso dal Comitato di Sicurezza finanziaria del ministero dell’Economia ed eseguito dalla Guardia di Finanza nei confronti della ‘Russian United Aircraft Corporation (UAC) ’, società inserita nella black list e colpita dalla sanzioni Ue alla quale sono riconducibili i beni della Superjet International.

Sono stati venduti poco più di di 130 aeromobili, nessuna compagnia europea o di altri paesi lo vuole, in Cina il C919 è il primo velivolo a fusoliera stretta di produzione cinese, ha ricevuto la certificazione di tipo dalla Civil Aviation Administration of China (CAAC), il C919 non è l’unico aeromobile prodotto in Cina.

In Cina Airbus ha un sito di produzione a Tianjin, ma ordini consistenti dalle compagnie aeree cinesi, che confermano gli ottimi rapporti tra Cina e Airbus.

Ora possono scrivere comunicati stampa e rilasciare dichiarazioni, ma sono e rimarranno parole se dietro a questi testi non ci saranno solide basi per un piano industriale credibile.

Cosa pensano di risolvere a Tessera con l’ingresso di un socio non russo, avendo ancora come obbiettivo, la produzione di un aereo che non ha mercato?