Aeroporto di Catania

Chaos aeroportuale a Catania: l’ennesimo fallimento della politica

La gestione della crisi aerea che sta paralizzando la Sicilia orientale evidenzia ancora una volta il divario tra eventi naturali imprevedibili e l’inadeguatezza della programmazione infrastrutturale oltre che della classe politica locale e regionale siciliana, a loro vanno attribuite le uniche colpe.

I dati relativi alla settimana dal 6 al 12 agosto tracciano un quadro operativo critico per l’aeroporto di Catania-Fontanarossa: su un totale di 1.974 voli programmati, ben il 36% è stato cancellato, circa 711 collegamenti soppressi, mentre il restante 64% (circa 1.263 voli) è stato salvaguardato esclusivamente tramite il dirottamento sugli altri scali della rete regionale, che tranne Comiso, sono distanti ore ed ore di auto o bus.

Attribuire l’ennesimo blocco dello scalo etneo alla sola attività dell’Etna sarebbe un errore prospettico.

La responsabilità della situazione attuale ricade interamente sulla classe politica locale, provinciale e regionale, incapace negli anni di pianificare e realizzare una reale soluzione di riserva. La riapertura della pista di Fontanarossa continua a essere rinviata di bollettino in bollettino, senza una data certa, trasformando un fenomeno naturale ampiamente prevedibile in un’emergenza cronica a causa della totale assenza di visione da parte delle istituzioni responsabili.

La ciclicità delle eruzioni e la posizione geografica di Catania sono note da decenni. La logica dei trasporti avrebbe imposto da tempo il potenziamento strutturale dell’aeroporto di Comiso, lo scalo geograficamente più vicino e naturale valvola di sfogo per il traffico della Sicilia orientale.

Un adeguamento preventivo dell’infrastruttura ragusana — sia sul piano della ricettività dei terminal sia su quello delle interconnessioni viarie e ferroviarie — avrebbe permesso di assorbire gran parte dei movimenti operati su Catania durante le fasi di chiusura della pista principale. L’assenza di questi interventi ha invece ridotto il sistema dei trasporti isolano a una gestione improvvisata dei dirottamenti, con inevitabili ripercussioni sulla mobilità dei passeggeri e sul tessuto economico regionale.