Brexit

Brexit, un problema per le vacanze dei britannici

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Si stima che circa 20.000 britannici che lavorano nel settore turistico che lavoravano in UE, questa estate non potranno lavorare a causa della necessità di richiedere un permesso di lavoro in UE.

Ad avvertire del problema, l’associazione britannica ABTA, la BREXIT ha posto fine alla possibilità per i britannici di lavorare in tutto i paesi dell’Unione Europea, ora dovranno richiedere al singolo stato un permesso di lavoro.

Tour operator come Jet2, Thomas Cook, TUI, avevano loro rappresentanti ad esempio nei villaggi o negli hotel dove organizzano i pacchetti turistici che poi vendono nel Regno Unito.

Rappresentanti locali di Jet2 holidays in una delle mete turistiche in attesa dei turisti in arrivo, per fornire loro assistenza e accoglienza.

Al momento non esiste quindi alcun accordo commerciale Regno Unito-UE per facilitare la mobilità dei lavoratori.

“La mancanza di accordi [sulla mobilità del lavoro nell’accordo commerciale Regno Unito-UE]. . . è preoccupante e rischia un’interruzione significativa delle operazioni quest’estate e oltre “, ha affermato Luke Petherbridge, direttore degli affari pubblici dell’ABTA.

In realtà in questo caso, dovendo garantire per ogni provvedimento condizioni di reciprocità, è stato il Regno Unito a mantenere una posizione forte sul rilascio di un permesso di lavoro, che per un cittadino UE nel Regno Unito deve aver soddisfatto alcuni requisiti per ottenerlo, tra cui la conoscenza della lingua inglese.

A questo punto ad un cittadino britannico che vuole lavorare per più di 3 mesi in uno stato membro, sarà giustificata la richiesta della conoscenza della lingua locale.

Tom Jenkins, amministratore delegato della European Tourism Association, ha affermato che le nuove regole che limitano i visitatori d’affari britannici nell’UE e i lavoratori UE in UK, a poter lavorare per un massimo di 90 giorni , successivamente è richiesto un permesso di lavoro si rivelerebbero una “catastrofe” per molti lavoratori.

Il grosso problema è che i rappresentanti e le guide turistiche vengono convenzionalmente assunti per lavorare una stagione di otto mesi“, ha aggiunto. “Normalmente sarebbero classificati come visitatori per affari, ma la maggior parte ora non può lavorare nel continente e guadagnarsi da vivere. Questa è una catastrofe per molti “.

Tempi anche lunghi

Charles Owen, membro del consiglio di amministrazione del gruppo commerciale e amministratore delegato di European Pubs, che gestisce bar e ristoranti nelle Alpi francesi, ha affermato che i britannici che si candidano per un lavoro in Francia dovranno ora completare una domanda cartacea di 17 pagine per un permesso di lavoro, per ottenerlo dal momento della presentazione, in Francia sono necessari almeno 2 mesi.

Owen ha detto che le difficoltà nel trovare lavoratori stagionali, colpirebbero i consumatori britannici che non avrebbero rappresentanti britannici per le loro vacanze.

Ha anche affermato che sarebbe difficile per i piccoli operatori di viaggio del Regno Unito rischiare di prenotare in blocco alloggi per le vacanze che non potrebbero garantire che sarebbero in grado di fornire personale.

Non abbiamo la certezza di assumere personale ora, il che temo significhi che le aziende britanniche correranno meno rischi, riducendo il settore“, ha detto. “E quando le economie di scala diminuiscono, i prezzi aumentano“.

ABDTA

L’ABTA sta esortando il governo ad aprire i colloqui con i paesi dell’UE per estendere il programma di mobilità giovanile del Regno Unito per includere gli Stati UE.

Il programma, che copre nove paesi tra cui Canada, Australia e Giappone, offre visti di lavoro di due anni a persone di età compresa tra i 18 ei 30 anni.

Un portavoce del governo britannico ha dichiarato: “Vogliamo che i professionisti del settore dei viaggi siano in grado di lavorare facilmente in tutta Europa e continueremo a sostenerli nel trarre il massimo dal nostro nuovo rapporto con l’UE. La fine della libertà di movimento avrà inevitabilmente alcune conseguenze per l’industria dei viaggi e altri, quindi ci impegniamo regolarmente con le imprese per aiutarle a comprendere i nuovi requisiti per i viaggi nell’UE”.

Le decisioni di Boris Johnson

Volevo ricordare, perchè è giusto che si sappia chi ha deciso tutto questo, è il governo del Regno Unito guidato da Boris Johnson, che ponendo paletti di ogni tipo per i lavoratori UE che non potranno più lavorare come prima in UK, ha innescato una serie di problemi tra cui questi, ricordo che qualora non esistano condizioni di reciprocità, nessun accordo potrà essere raggiunto.

Se non verrà permesso ai nostri studenti o giovani di poter trascorrere facilmente 6 mesi o un anno nel Regno Unito, lavorando per imparare la lingua o costruirsi un futuro, ai mie carissimi amici inglesi (non sono ironico) non potrà essere permesso in UE.

Luca Gorrasi
Nato a Mestre, dove vivo tutt’ora, laureato in informatica, IT e WEB specialist, ho unito la mia passione per il settore #aviation e il web, fondando questo blog nel 2017

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