Volotea

Volotea, oggi più che mai servono certezze. Non basta rassicurare i passeggeri

Non c’è nulla di peggio dell’incertezza. Soprattutto quando a viverla sono migliaia di passeggeri che hanno acquistato un biglietto, organizzato un viaggio, prenotato un hotel, programmato una vacanza o semplicemente deciso di affidarsi a una compagnia aerea.

Non è una critica contro Volotea. È una critica per Volotea. Perché proprio chi vuole che la compagnia superi questa fase e ne esca più forte non può limitarsi a dire che andrà tutto bene. Deve anche avere il coraggio di dire cosa, oggi, non sta funzionando e cosa deve essere corretto subito. Non lo diciamo per indebolire Volotea. Lo diciamo perché vogliamo vedere Volotea ancora in volo, più solida, più credibile e più forte di prima.

La riduzione della flotta impone decisioni rapide

Volotea sta affrontando un processo di ristrutturazione nel quale è prevista anche una riduzione della flotta. Se il numero di aeromobili disponibili diminuisce, non c’è nulla di scandaloso nel dover ridimensionare il network. Anzi, può essere una scelta necessaria. Il problema nasce quando la riduzione della capacità non viene trasformata abbastanza rapidamente in un operativo stabile e definitivo.

Continuare a vendere o mantenere programmati voli che la compagnia sa già di non poter operare significa trasferire l’incertezza dall’organizzazione interna direttamente al passeggero. E questo, in questo momento, è probabilmente uno degli errori da evitare con maggiore attenzione.

Cancellare 15 o 16 giorni prima non dà certezza

Il problema non è soltanto che un volo venga cancellato. Le compagnie aeree cancellano voli. Può succedere per ragioni operative, tecniche, commerciali o organizzative. Il problema è quando viene cancellato.

Se una compagnia sa che una determinata rotazione non potrà essere operata perché l’aereo necessario non sarà disponibile, aspettare fino a due settimane prima della partenza per comunicarlo significa lasciare il passeggero in una situazione di incertezza per troppo tempo. E oggi Volotea non può permetterselo!

Il passeggero deve poter sapere con il massimo anticipo possibile se il volo che ha acquistato verrà realmente operato. Non è soltanto una questione commerciale. È una questione di affidabilità.

Oggi non basta il messaggio di Carlos Muñoz

Carlos Muñoz ha cercato di rassicurare il mercato e i passeggeri sul futuro di Volotea. Ed è importante che il CEO parli. Ma un messaggio, per quanto importante, non può essere sufficiente. La fiducia non si costruisce soltanto attraverso le dichiarazioni. Si costruisce attraverso le decisioni. E soprattutto attraverso la coerenza tra ciò che una compagnia comunica e ciò che il passeggero vede nella propria prenotazione.

Se Volotea dice che sta lavorando per costruire una compagnia più solida e sostenibile, il passeggero deve poterlo vedere anche nel network. Meno aerei significa meno capacità. Ma meno capacità deve significare anche maggiore certezza sull’operativo.

Non è complicato: se una rotta non può essere operata, va cancellata

Qui bisogna essere molto diretti. Se Volotea sa già che una rotta non potrà essere mantenuta con la flotta disponibile, deve prendere la decisione il prima possibile. Non tra una settimana. Non domani. Subito!

Naturalmente, dove non esistano vincoli contrattuali o altri obblighi che impediscano una cancellazione anticipata. Il passeggero può anche accettare una riduzione del network. Può capire che una compagnia in ristrutturazione debba concentrarsi sulle rotte più sostenibili. Quello che difficilmente può accettare è non sapere se il proprio volo verrà operato fino a poche settimane prima della partenza.

Prendiamo Venezia–Napoli

Un esempio concreto può essere quello della rotta Venezia–Napoli. Se Volotea deve ridurre la propria capacità e deve scegliere dove concentrare gli aeromobili, deve interrogarsi anche sulla sostenibilità delle singole rotte. Nel caso di Venezia–Napoli, la concorrenza sul collegamento con Napoli è forte.

Esiste però un’altra possibilità: Salerno. Se Volotea vuole continuare a servire il mercato campano da Venezia, potrebbe valutare l’aeroporto di Salerno come alternativa. Se invece la decisione è quella di non operare su Salerno e di non considerare più sostenibile Venezia–Napoli, allora la scelta dovrebbe essere altrettanto chiara: cancellare VCE–NAP e NAP–VCE dal network il prima possibile, anche in vista della prossima Summer, laddove non vi siano vincoli contrattuali che lo impediscano. Non avrebbe senso mantenere artificialmente una rotta nel sistema se la compagnia sa già che non potrà sostenerla con la flotta disponibile.

Lo stesso ragionamento deve valere per tutto il network

Venezia–Napoli è soltanto un esempio. Lo stesso principio dovrebbe essere applicato a tutte le rotte per le quali Volotea, alla luce della nuova dimensione della flotta, non ha più la certezza di poter garantire un operativo stabile. La ristrutturazione dovrebbe portare a una conseguenza molto semplice: prima si decide quale network si vuole realmente operare, poi lo si comunica ai passeggeri. Non il contrario. Un network più piccolo non è necessariamente un problema. Un network instabile sì.

Meno voli, ma voli che partono davvero

È questo il punto sul quale Volotea dovrebbe concentrarsi. Se la flotta si riduce, è perfettamente comprensibile che anche il network debba essere ottimizzato. Meglio avere meno destinazioni, ma con un operativo solido. Meglio ridurre alcune frequenze, se necessario, ma garantire quelle che rimangono.

Meglio rinunciare in anticipo a una rotta piuttosto che cancellare progressivamente i voli quando i passeggeri hanno già costruito il proprio viaggio attorno a quella prenotazione. Meno voli, ma più affidabilità. Questa dovrebbe essere una delle parole chiave della nuova Volotea.

Chi lavora in Volotea oggi non può permettersi errori

È una frase dura. Ma va detta con chiarezza. Chi lavora in Volotea oggi non può permettersi errori. Non perché gli errori siano impossibili. E nemmeno perché chi lavora in compagnia non stia facendo il massimo.

Al contrario. Proprio perché Volotea sta attraversando una fase complessa, ogni errore pesa più di quanto peserebbe in condizioni normali. Una cancellazione comunicata troppo tardi non è soltanto una cancellazione. Può diventare una recensione negativa. Una perdita di fiducia. Un passeggero che la prossima volta sceglierà un’altra compagnia. Un’agenzia di viaggio che sarà più prudente nel proporre quel vettore. Un partner che avrà bisogno di ulteriori rassicurazioni. La somma di tanti piccoli problemi può diventare un problema molto più grande.

Oggi più di ieri Volotea deve proteggere la fiducia

Volotea ha costruito negli anni un rapporto particolare con molti territori europei. È una compagnia che ha scommesso sulle città di medie dimensioni, collegando aeroporti che spesso non erano al centro delle strategie dei grandi vettori. Ha costruito basi, rotte e mercati. Ha portato milioni di persone a viaggiare direttamente tra città che altrimenti avrebbero richiesto coincidenze o spostamenti molto più complessi.

Proprio per questo non sarebbe corretto guardare alla ristrutturazione soltanto come a una crisi. Può essere anche una fase di riposizionamento. Ma perché questo riposizionamento funzioni, bisogna partire dalle fondamenta. E una delle fondamenta di una compagnia aerea è la fiducia.

Non basta dire ai passeggeri di stare tranquilli

Ai passeggeri non bisogna soltanto dire di stare tranquilli. Bisogna metterli nelle condizioni di esserlo. Se il volo è confermato, devono poterlo considerare realmente programmato. Se non verrà operato, devono saperlo il prima possibile. Se una rotta viene cancellata, devono poter organizzare un’alternativa con sufficiente anticipo. Se il network viene ridotto, devono sapere quale sarà il nuovo network. Questa è la certezza che oggi Volotea deve dare.

Volotea, questa è una critica fatta con affetto

E arriviamo al punto più importante. Queste parole non nascono dal desiderio di mettere Volotea in difficoltà. Nascono esattamente dal contrario. Volotea è una compagnia importante per molti aeroporti europei e per molti territori italiani. WEtravel ha seguito Volotea anche nei momenti in cui intorno alla compagnia circolavano indiscrezioni, interpretazioni e informazioni non sempre corrette.

L’obiettivo è sempre stato distinguere i fatti dai rumori e, soprattutto, non creare allarmismo tra i passeggeri. Ed è proprio per questo che oggi è necessario essere franchi. Volotea deve accelerare. Deve decidere quali rotte vuole davvero mantenere. Deve cancellare immediatamente quelle che sa già di non poter operare, quando non esistano vincoli che lo impediscano. Deve costruire un operativo compatibile con la flotta che avrà realmente a disposizione.

E deve farlo guardando non soltanto alla prossima settimana, ma già alla prossima Summer. Perché la fiducia non si chiede. Si costruisce. E in questo momento Volotea ha bisogno di costruirne molta.

Se serve una mano, noi ci siamo

Volotea non ha bisogno di essere difesa a prescindere. Ha bisogno di essere messa nelle condizioni di fare bene. E se una voce esterna può aiutare a leggere il mercato, individuare opportunità, capire quali rotte abbiano ancora potenziale o quali invece non siano più coerenti con la nuova dimensione della flotta, WEtravel è qui.

Non per fare rumore. Non per alimentare l’incertezza. Ma per dare una mano. Perché quando una compagnia attraversa una fase difficile, la cosa peggiore che si possa fare è lasciarla sola con l’incertezza.

E oggi, più che mai, Volotea deve trasformare l’incertezza in decisioni. Meno aerei, se necessario. Meno rotte, se necessario. Meno frequenze, se necessario.

Ma soprattutto: più certezza. Per i passeggeri. Per i dipendenti. Per gli aeroporti. Per i partner. E per il futuro stesso di Volotea.

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