Aeroporto di Venezia VCE
Aeroporto di Venezia: un infrastruttura di eccellenza che dimentica il passeggero “budget”
L’Aeroporto “Marco Polo” di Venezia prosegue nel percorso di ampliamento e rinnovamento della propria area partenze airside con l’apertura di Comptoir Libanais, la nota catena britannica fondata a Londra da Tony Kitous. Il nuovo punto vendita, realizzato in partnership con Areas-MyChef su una superficie di circa 90 metri quadrati al primo piano del terminal, rappresenta il terzo locale in Italia per il brand dopo le tappe di Milano Malpensa e Roma Termini.
Il locale riproduce l’estetica dei tradizionali souk mediorientali, offrendo un menù che spazia dall’hummus allo shawarma, fino alle opzioni grab & go e alla vendita di merchandising dedicato. Sul piano gestionale, l’intervento si inserisce nel percorso promosso dal Gruppo SAVE per il perseguimento della certificazione ambientale LEED dell’aerostazione.
L’analisi: il nodo di un’offerta F&B sbilanciata verso l’alto
L’arrivo di Comptoir Libanais mette in luce la strategia commerciale del Gruppo SAVE per lo scalo lagunare. Se la realizzazione del nuovo molo conferma la capacità di sviluppare un’infrastruttura moderna, luminosa e sostenibile, la composizione dell’offerta di ristorazione evidenzia una scelta di posizionamento mirata quasi esclusivamente al turismo internazionale ad alta capacità di spesa.
A differenza di quanto avviene nei principali hub nazionali — come Roma Fiumicino, Milano Malpensa o Napoli Capodichino —, a Venezia si nota una marcata assenza di grandi insegne di ristorazione veloce e accessibile. La mancanza di catene internazionali low-budget (come McDonald’s o Burger King) o di pizzerie tradizionali a marchi consolidati (come Rossopomodoro) comprime la possibilità di scelta per diverse fasce di utenza.
Il passeggero della comunità locale, il frequent flyer che viaggia per lavoro, gli studenti e le famiglie si trovano ad affrontare un’offerta food priva di alternative dal prezzo contenuto e standardizzato. Se da un lato il format esperienziale arricchisce il profilo internazionale del Marco Polo, dall’altro l’assenza di una reale piramide di prezzo penalizza la passenger experience complessiva, trasformando una sosta rapida in una spesa quasi obbligata di fascia premium.
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