Aeroporto di Salerno QSR
Il paradosso di Salerno: l’aeroporto corre, ma il territorio…
Il conto alla rovescia è ormai agli sgoccioli. A luglio, tra poco meno di un mese, l’aeroporto di Salerno-Costa d’Amalfi taglierà un traguardo fondamentale con l’apertura della nuova aerostazione di aviazione generale. Una struttura moderna ed elegante, progettata per offrire un miglioramento sostanziale sia in termini di operatività dello scalo sia per quanto riguarda l’esperienza complessiva del passeggero. In questa fase di transizione, l’edificio, nettamente più ampio di quello attuale, fungerà da terminal temporaneo per l’aviazione commerciale, in attesa che vengano completati i lavori per la aerostazione definitiva.
Mentre la società di gestione GESAC prosegue spedita con il piano di investimenti e Rete Ferroviaria Italiana (RFI) porta avanti i cantieri per la realizzazione della nuova stazione ferroviaria a pochi passi dai terminal, il Costa d’Amalfi e del Cilento, si candida a diventare uno degli scali più interconnessi d’Italia. Una sinergia infrastrutturale che contrasta, tuttavia, con il ritmo dello sviluppo circostante. Appena fuori dal sedime aeroportuale, nella piana del Sele e nel vicino Cilento, tutto procede a rilento, evidenziando una preoccupante asimmetria tra la velocità di crescita dell’aeroporto e la reattività del tessuto imprenditoriale e amministrativo locale.
L’esempio di Sorrento e l’ostinazione all’isolamento
L’aeroporto di Salerno rappresenta una porta d’accesso senza precedenti per un territorio ricchissimo di potenzialità, che possiede tutte le carte in regola per consolidarsi come meta turistica di rilievo internazionale. Questo salto di qualità richiede però un cambio di mentalità radicale dal punto di vista della ricettività. Una testimonianza importante in tal senso arriva dalla vicina Costiera Sorrentina, che celebra in questi giorni un traguardo capace di fare da esempio per le strutture della confinante Costiera Amalfitana e, soprattutto, per quelle del Cilento, spesso ancora inclini a una gestione frammentata e isolata.
L’Hilton Sorrento Palace ha infatti festeggiato le sue “nozze d’argento” di partnership con la catena internazionale Hilton, catena di cui sono onorato di farne parte, in concomitanza con i 45 anni di tradizione della propria azienda familiare. Come sottolineato dal CEO Gian Mario Russo, la storia di questa struttura dimostra come una realtà locale possa diventare “grande” nel panorama globale del turismo mantenendo salde le proprie radici ma accettando la sfida dell’internazionalizzazione.
Il ruolo dei brand globali per l’accesso al mercato internazionale
L’esperienza del turismo d’alto livello dimostra che le potenzialità paesaggistiche e culturali non sono più sufficienti se non supportate da reti distributive globali. L’affiliazione a un gruppo internazionale come Hilton garantisce non solo i più elevati standard dell’ospitalità richiesti dai viaggiatori globali, ma fornisce alle strutture l’accesso immediato a portali di vendita e programmi di fidelizzazione capaci di rendere visibile un territorio in tutto il mondo.
La persistenza di modelli ricettivi esclusivamente indipendenti rischia di limitare la portata commerciale della nuova infrastruttura aeroportuale, ma anche di tutto il territorio. Il successo del Costa d’Amalfi e la conseguente ricaduta economica sulla piana del Sele e sul Cilento dipenderanno dalla capacità del sistema alberghiero locale di evolversi, superando la logica del micro-isolamento per agganciarsi ai flussi del turismo internazionale.