Ryanair
Il tramonto di un mito: Michael O’Leary
Per chiunque mastichi aviazione, per chi ha passato notti a studiare i modelli di business dei vettori low-cost o ha semplicemente ammirato la rivoluzione dei cieli europei negli ultimi trent’anni, Michael O’Leary non è mai stato un semplice amministratore delegato.
È stato un guru, un visionario scomodo, l’uomo che ha reso il viaggio aereo un diritto di massa. Ma oggi, guardando le sue ultime uscite, c’è un sentimento che prevale sull’ammirazione: il dispiacere.È doloroso ammetterlo, ma il “re del low-cost” sembra essersi trasformato in un anziano signore che fatica a distinguere la leadership dalla provocazione fine a se stessa. Il suo tono, un tempo graffiante e geniale, oggi appare spesso sgradevole, un rumore di fondo fastidioso che sembra ignorare il rispetto verso il mercato e, soprattutto, verso i passeggeri.
L’arte dell’allarmismo a gettone
L’ultima questione legata alla crisi del carburante in Europa è l’esempio lampante di questa perdita di credibilità. Solo pochi giorni fa, O’Leary lanciava moniti severi, avvertendo che la garanzia sui voli non sarebbe andata oltre la fine di maggio. Un annuncio che ha creato ansia nei viaggiatori e pressione sui competitor. Poi, improvvisamente, la “garanzia” si sposta a fine luglio.
Non è lungimiranza. È una strategia comunicativa che gioca con le paure del settore per volgere ogni situazione a favore di Ryanair. Quando O’Leary parla, non sembra più parlare al mercato, ma contro qualcuno. Che siano i governi, gli aeroporti o i competitor come Wizz Air, il suo obiettivo è creare un clima di incertezza in cui solo Ryanair possa sembrare l’unico porto sicuro.
Quando il “guru” diventa un peso per la sua stessa leggenda
È triste vedere un’icona dell’industria utilizzare il proprio pulpito per generare allarmismi ingiustificati che vengono smentiti dai fatti nel giro di quarantotto ore. Un leader della sua caratura dovrebbe rassicurare il sistema, non destabilizzarlo per guadagnare qualche punto percentuale di share o per influenzare il prezzo delle azioni.
La sensazione è quella di un uomo che, pur di restare al centro del palcoscenico, abbia deciso di abbandonare l’analisi lucida a favore del “personaggio” O’Leary: collerico, divisivo e, purtroppo, sempre meno credibile.
Per noi appassionati, vederlo ridotto a utilizzare toni così poco graditi è un colpo al cuore. Ci eravamo abituati alle sue battute sui bagni a pagamento — che erano provocazioni brillanti per far discutere di costi fissi — ma l’allarmismo sulla stabilità dei voli e sulle scorte di carburante è un gioco pericoloso che rischia di danneggiare l’intero ecosistema dell’aviazione, non solo chi gli sta antipatico.
Forse è arrivato il momento di capire che la grandezza di un leader si misura anche dalla capacità di uscire di scena o, almeno, di cambiare registro quando il vecchio disco inizia a saltare, ovviamente noi preferiamo la seconda opzione!
Perché oggi, dietro i titoli urlati e le profezie di sventura puntualmente ritrattate, non vediamo più il genio che ha cambiato il mondo, ma solo un uomo che cerca disperatamente di spaventare il mercato per continuare a dominarlo. E l’aviazione, quella vera, merita molta più serietà di così.
Non smetteremo mai di volerti bene, ma siamo delusi di te e di Ryanair.