Munich Airport
Decarbonizzazione aeroportuale: il modello “Off-Site” dell’Aeroporto di Monaco
Nel percorso verso l’obiettivo Net Zero 2035, l’industria del trasporto aereo si trova di fronte a una sfida tecnica complessa: come abbattere le emissioni di CO2 delle infrastrutture a terra quando lo spazio all’interno del sedime aeroportuale è limitato o vincolato?
La risposta arriva dall’Aeroporto di Monaco (MUC), che ha recentemente siglato un accordo strategico con il colosso energetico RWE.

Il Power Purchase Agreement (PPA): Energia dal Mare del Nord
Invece di tentare una complessa e ingombrante generazione di energia in loco — spesso ostacolata da norme di sicurezza del volo, riflessi dei pannelli fotovoltaici o turbolenze delle turbine — lo scalo bavarese ha optato per un PPA (Power Purchase Agreement) della durata di dieci anni.
A partire dal 2027, l’aeroporto acquisterà annualmente da RWE, 40 GWh di energia eolica prodotta da un nuovo parco offshore situato a circa 50 km a nord dell’isola di Juist (Nordsee One
e Alpha Ventus), nel Mare del Nord. Questa fornitura coprirà una quota significativa del fabbisogno elettrico necessario per il funzionamento degli edifici terminali e dei piazzali di sosta degli aeromobili (aprons).

Il dottor Jan-Henrik Andersson, CCO e CSO dell’aeroporto di Monaco, ha dichiarato: “L’energia elettrica verde aggiuntiva contribuisce in modo significativo al nostro fabbisogno energetico, apportando al contempo un contributo fondamentale al raggiungimento degli obiettivi climatici aziendali dell’aeroporto, grazie a un risparmio di circa 13.000 tonnellate di anidride carbonica all’anno”.
Ulf Kerstin, Chief Commercial Officer di RWE Supply & Trading: “I contratti di fornitura di energia elettrica come questo con l’aeroporto di Monaco rappresentano per noi un passo importante per accelerare la decarbonizzazione in Germania, garantendo al contempo la sicurezza dell’approvvigionamento a lungo termine. Grazie a progetti offshore su larga scala come il Nordseecluster, possiamo immettere in modo affidabile nella rete una maggiore quantità di energia elettrica a zero emissioni di CO₂ e contribuire così allo sviluppo di un sistema energetico stabile e sostenibile.”
I vantaggi della strategia “Lontano dal Terminal”
L’approccio di Monaco evidenzia tre vantaggi fondamentali che potrebbero ridisegnare i piani di sostenibilità di molti scali internazionali:
- Efficienza Spaziale: Molti aeroporti, specialmente in Italia e in Europa, sono circondati da aree densamente urbanizzate o protette. Esternalizzare la produzione energetica a grandi parchi offshore permette di attingere a fonti rinnovabili massicce senza occupare ettari di terreno prezioso vicino alle piste.
- Stabilità Finanziaria: Un accordo decennale protegge l’aeroporto dalla volatilità dei prezzi del mercato energetico, garantendo una pianificazione dei costi a lungo termine e fornendo al contempo al produttore (RWE) la certezza necessaria per finanziare l’espansione delle infrastrutture verdi.
- Impatto Ambientale Certificato: L’operazione permetterà di risparmiare circa 13.000 tonnellate di CO2 all’anno. Si tratta di un contributo tangibile che non dipende da compensazioni (offsetting) spesso criticate, ma da una reale transizione verso fonti pulite per il consumo diretto.
Un benchmark per gli scali italiani?
Il modello bavarese è particolarmente rilevante per gli aeroporti italiani, dove i vincoli paesaggistici, archeologici e di sicurezza spesso limitano l’installazione di impianti fotovoltaici di grandi dimensioni all’interno delle aree aeroportuali. Monaco dimostra che la sostenibilità di uno scalo non si misura solo da ciò che accade entro il suo perimetro fisico, ma dalla capacità di influenzare la rete energetica nazionale attraverso investimenti strategici a lungo raggio.
Mentre l’aviazione continua a lavorare sulla sfida dei carburanti sostenibili (SAF) per il volo, l’iniziativa di Monaco segna un traguardo fondamentale per la neutralità carbonica delle operazioni a terra, dimostrando che il pragmatismo e la cooperazione industriale sono le rotte più veloci per raggiungere i target climatici del 2035.
Foto di copertina: foto credit Vestas