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Il post Brexit “colpisce” i turisti britannici in Spagna
Pensate al turista britannico, che si priva di altro ma non della sacra vacanza al caldo delle isole e coste spagnole e portoghesi, che ora con il nuovo sistema EES si trovano a dover affrontare lunghe code arrivati a destinazione.
Non è colpa del sistema, non è colpa di Aena, è colpa del mutato status giuridico dei viaggiatori del Regno Unito. La stampa britannica segue con attenzione l’evolversi della situazione, sottolineando come la “perdita dei privilegi” di viaggio sia diventata un ostacolo tangibile per i vacanzieri. Una soluzione c’è: tornare nella UE, ammettendo il più grande errore della storia recente del Regno Unito: la BREXIT.
La fine della libera circolazione e il fattore EES
Prima dell’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, i cittadini britannici usufruivano dei varchi riservati ai membri UE/Schengen, beneficiando di controlli rapidi basati sulla semplice esibizione del documento. Attualmente, la loro classificazione come cittadini di “paesi terzi” impone procedure molto più rigide:
- Controlli biometrici: L’imminente e parziale applicazione dell’Entry/Exit System (EES) richiede la registrazione di dati biometrici e timbri sui passaporti, operazioni che moltiplicano i tempi di attesa per singolo passeggero.
- Separazione dei flussi: Negli scali a elevata densità turistica, come quelli delle Canarie o delle Baleari, la necessità di canalizzare i britannici nei corridoi extra-UE sta creando colli di bottiglia che il sistema non sembra ancora in grado di assorbire.
Il contrasto tra status passati e presenti
È un dato di fatto tecnico che, qualora il Regno Unito facesse ancora parte dell’Unione Europea, queste problematiche non sussisterebbero. L’appartenenza all’UE garantisce infatti l’accesso ai canali prioritari e l’esenzione dalle nuove procedure automatizzate di frontiera destinate ai non comunitari.
Le code che si verificheranno nella prima primavera ed estate di applicazione dell’ESS, saranno il risultato della combinazione tra l’elevato volume di traffico britannico, che rimane il primo mercato per la Spagna e i nuovi protocolli di sicurezza europei.
Reazioni e prospettive
Mentre i rappresentanti politici delle regioni turistiche spagnole chiedono più agenti e tecnologie più efficienti, tra gli operatori del settore cresce la consapevolezza che il disagio sia strutturale.
In assenza di accordi bilaterali specifici sulla mobilità o di un potenziamento massiccio delle infrastrutture di controllo da parte del governo spagnolo, le code aeroportuali rischiano di diventare una caratteristica permanente delle stagioni turistiche a venire.
Desidera che integri nell’articolo una comparazione tra i tempi medi di attesa dei cittadini UE rispetto a quelli extra-UE o che analizzi le possibili soluzioni diplomatiche per snellire i controlli?