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Sciopero easyJet Italia del 16 febbraio
Il prossimo 16 febbraio 2026 si prospetta una giornata di forti turbolenze per il trasporto aereo in Italia. Il personale navigante di easyJet incrocerà le braccia in una mobilitazione nazionale che vede la convergenza di tutte le sigle sindacali: dai confederali FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL e UGL-TA, fino ad ANPAC e USB Lavoro Privato.
L’agitazione si articolerà su due binari: uno sciopero di 24 ore proclamato dalla maggioranza delle sigle, e una finestra di 4 ore indetta da USB.
Il cuore della disputa: soldi o salute?
Al centro della vertenza c’è il rinnovo del contratto collettivo aziendale, scaduto nel settembre 2025. Le richieste dei sindacati si muovono su due fronti principali che, tuttavia, presentano una diversa accoglienza tra gli osservatori e la base stessa:
- L’adeguamento economico: I sindacati chiedono aumenti salariali per recuperare il potere d’acquisto eroso dall’inflazione, puntando a un riallineamento con le basi europee di Francia e Germania. Una richiesta che appare però controversa, considerando che le retribuzioni italiane di easyJet rimangono sensibilmente superiori alla media nazionale di altri settori del terziario e che i costi della vita nei diversi paesi UE non sono sovrapponibili.
- La gestione dei roster: È questo il punto di maggiore tensione, specialmente nella base di Milano Malpensa. Il personale denuncia turni di lavoro considerati insostenibili, con orari che spaziano dalle prime luci dell’alba a notte fonda, rendendo difficile il bilanciamento tra vita privata e professionale. Lo stress fisico e il logoramento sembrano essere diventati i veri motori del malcontento.
Il rischio della “monetizzazione“
Un tema ricorrente in questa vertenza è il rischio che la salute dei lavoratori venga nuovamente messa in secondo piano rispetto alle rivendicazioni economiche, dagli stessi sindacati e dai lavoratori.
Come già osservato in precedenti rinnovi, la sovrapposizione tra richieste salariali e miglioramento delle condizioni di lavoro rischia di indebolire la forza contrattuale dei dipendenti. Per l’azienda, potrebbe risultare più semplice concedere piccoli adeguamenti economici piuttosto che riformare strutturalmente una turnistica che oggi garantisce i massimi livelli di efficienza operativa a discapito del riposo del personale.
Il ruolo delle sigle non riconosciute e dall’impatto reale sull’operativo, per uno sciopero “ad effetto“
Restano due nodi:
- USB, l’unica sigla a non essere formalmente riconosciuta dall’azienda per le trattative. Nonostante negli ultimi mesi sia stata la voce più critica e presente, la sua esclusione dai tavoli negoziali ufficiali rappresenta un ulteriore ostacolo alla risoluzione di una crisi che sembra andare oltre la semplice questione monetaria, toccando la dignità e la sostenibilità del lavoro quotidiano ad alta quota.
- Impatto sull’operativo: “qualsiasi siano le modalità attivate dall’azienda per ridurre l’impatto”, l’ultimo sciopero di USB, ha avuto un impatto “visibilmente nullo” anche a causa di una giornata “scarica di voli”.
Un consiglio a tutti i lavoratori: pensate prima di tutto al vostro benessere personale, alla vostra salute, ad un bilanciamento tra vita privata e lavorativa, non cedete alla sola “gratifica economica“. Ma in ogni caso, fate in modo che il vostro sciopero sia “evidente“, dentro e fuori all’azienda.