Aeroporto di Salerno QSR

Salerno non decolla e l’ospitalità cilentana è frammentata

L’analisi della situazione turistica del Cilento è cruciale per comprendere lo stallo in cui l’aeroporto di Salerno si troverà la prossima stagione estiva, nonostante un ottima S26, ma solo in termini di passeggeri, ma non basta questa variabile per analizzare il buon andamento di un aeroporto, soprattutto se in fase di lancio.

La situazione infatti, suggerisce che la carenza di collegamenti fisici (strade, ferrovie, aeroporti) sia solo una parte del problema. L’assenza di network di marchi forti e internazionali tocca un punto nevralgico spesso sottovalutato: la cosiddetta “infrastruttura commerciale e gestionale“, con il risultato che l’ospitalità in Cilento è frammentata e con scarsa visibilità per il turismo organizzato. La mancanza di brand internazionali influisce sul posizionamento del Cilento.

Il ruolo dei Brand Internazionali come garanti di standard

Nel mercato turistico globale, specialmente per i segmenti alto-spendenti (Nord America, Asia, Nord Europa), il marchio alberghiero internazionale funge da garante immediato.

L’isolamento dai canali di distribuzione globali

Le infrastrutture fisiche permettono al turista di arrivare, ma le infrastrutture commerciali (i network) permettono al turista di sapere che la destinazione esiste. Questo è un punto che spesso non viene considerato nelle “imprese familiari”, ma è fondamentali per diventare visibili al “mondo che conta”. Garantendo al contempo, l'”autenticità” nel caso in cui il “localismo“, permette la creazione di un modello forte.

Nel caso di Hilton ad esempio, i brand LXR, uno dei brand luxury ed il brand Curio, uno dei brand premium/luxury, o anche il Tapestry, premium; garantiscono, che l’autenticità del luogo e della cultura locale, siano parte dell’identità, del DNA della struttura, anche con il nuovo brand. Ma la gestione, pur rimanendo al proprietario che sigla un contratto di franchise, deve rispettare rigidi standard e policy comune a tutte le strutture del marchio

Nonostante le few da pagare ai brand, per entrare nel loro network, che per mancanza di visione, possono scoraggiare i “gestori familiari”, nel caso di Hilton in un network globale con oltre 8000 strutture e un brand capace di sostenere anche i piccoli hotel, hanno una visibilità globale, potranno accedere ai programmi Fedeltà: Milioni di viaggiatori scelgono le destinazioni basandosi sulla possibilità di accumulare o spendere punti fedeltà. Il Cilento, essendo quasi privo di strutture affiliate ai grandi circuiti, è invisibile a questa fetta di mercato.

E cosa non meno importante, il potere Contrattuale con i Tour Operator: Una singola struttura ricettiva, anche di lusso, ha poco potere contrattuale e visibilità limitata. Un network o una catena ha canali di vendita diretti e accordi quadro con i grandi operatori globali.

Il modello attuale vs. le richieste del mercato

Il tessuto ricettivo del Cilento è caratterizzato da una parcellizzazione estrema: agriturismi, B&B, piccoli hotel a gestione familiare. Questo modello ha dei pro e dei contro:

È necessario un compromesso?

Non si tratta necessariamente di sostituire l’identità locale con l’edilizia delle grandi catene, ma di integrare modelli di gestione.

La criticità non risiede solo nell’assenza di cemento (strade), ma nell’assenza di “Soft Brands” o consorzi forti che possano agire come un marchio internazionale, garantendo standard unificati di sicurezza e servizio (es. protocolli certificati per tutte le strutture aderenti) senza snaturare la proprietà locale. Finché manca questo “sigillo di garanzia” riconoscibile all’estero, i grandi flussi intermediati dai Tour Operator continueranno a percepire la destinazione come complessa e rischiosa da vendere, a prescindere da quanto sia facile raggiungerla fisicamente.

In un prossimo articolo analizzeremo meglio cosa offre il Cilento, le eccellenze visibili ed in parte quelle “invisibili“.