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easyJet: USB, sciopero 6 settembre, “Il nostro futuro non…

Il sindacato USB ha annunciato un nuovo sciopero di 24 ore per il prossimo 6 settembre, del personale easyJet basato in Italia. “La chiusura della base di Venezia deve servire di monito”

La protesta, con lo slogan “Il nostro futuro non è in saldo”, rappresenta la continuazione di un percorso di mobilitazione volto a denunciare problemi persistenti e a rivendicare diritti dei lavoratori. Secondo il manifesto del sindacato, le ragioni alla base dello sciopero sono le stesse che da mesi affliggono il personale, e che l’azienda continua a ignorare, mettendo a rischio il benessere psico-fisico dei lavoratori.

Sebbene questa azione sindacale di 24 ore chiuda una “procedura di raffreddamento” avviata in precedenza, i problemi restano e USB promette di avviare una nuova procedura a breve.

Le Ragioni della Protesta: Una Denuncia Dettagliata

Il comunicato di USB non lascia spazio a dubbi sulle motivazioni dello sciopero, puntando il dito contro precise scelte aziendali che, a detta del sindacato, mettono a rischio il benessere psico-fisico dei dipendenti:

Il Contesto del Rinnovo Contrattuale

Lo sciopero si inserisce in un momento cruciale per il settore, con il rinnovo del Contratto di Lavoro Aziendale (CLA) e la nascita del nuovo Contratto Collettivo Nazionale del Lavoro (CCNL) alle porte. USB denuncia una mancanza di trasparenza nelle trattative e teme che il budget limitato a disposizione dell’azienda possa penalizzare la categoria, a differenza di quanto sta accadendo in altri paesi europei.

USB sottolinea l’importanza di non essere “passeggeri passivi” e di lottare per i propri diritti, ricordando ai colleghi l’esperienza negativa della chiusura della base di Venezia, che deve servire da monito. Il sindacato conclude affermando di essere un sindacato “di colleghi”, il cui obiettivo è tutelare i diritti di tutti, iscritti e non.

Per una maggiore trasparenza e completezza dell’informazione, di seguito un estratto senza modifiche del “manifesto“:

“Mentre nel resto d’Europa assistiamo a rinnovi contrattuali che valorizzano i nostri colleghi, qui in Italia, nonostante l’importanza strategica delle nostre basi, sembra che per noi il trattamento debba essere diverso. Chiediamo rispetto, chiediamo il giusto riconoscimento del nostro impegno e della nostra professionalità.

Le informazioni sul rinnovo del CLA arrivano frammentate, più per “radio galley” che tramite comunicazioni ufficiali, poiché vaghe e secretate, e le voci che circolano sono allarmanti. Si parla di un budget limitato che l’azienda vorrebbe dividere tra il rinnovo dei piloti e il nostro. È facile immaginare chi rischia di pagare il prezzo più alto.

Possiamo permettere che il nostro futuro sia deciso da un budget al ribasso? Forse, uniti in questa protesta, possiamo dimostrare che le nostre richieste non sono un costo, ma un investimento.

Questo è un momento cruciale. Ogni conquista, ogni diritto che otterremo oggi, diventerà parte del nostro “bagaglio a mano”. Non possiamo permetterci di essere passeggeri passivi. Sono state fatte promesse, come quella di un possibile referendum per approvare o respingere l’accordo finale, dopo averlo già firmato.

Quali garanzie abbiamo sulla sua reale attuazione? Sarà trasparente? O sarà solo un contentino psicologico per placare gli animi? L’esperienza della chiusura della base di Venezia, con un accordo misero che le stesse sigle firmatarie hanno poi contestato a cose fatte – chiedendo il sacrificio a tutti i dipendenti di aderire allo sciopero – (senza ottenere nulla), deve essere un monito per tutti noi.