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ITA Airways non strategica, veto allontana privatizzazione

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Nel caso in cui la vendita di ITA Airways non vada a buon fine, con un investimento del nuovo acquirente almeno pari a quello dello stato fino ad ora, non ha senso mantenerla in vita, ITA Airways non è infatti strategica per l’Italia, nessun collegamento verrebbe lasciato scoperto, l’Italia continuerebbe ad avere rotte e capacità sufficienti sia per l’incoming che outcoming.

Lo stato vorrebbe mantenere una sorta di “potere di veto nonostante diventerà un socio di minoranza ed è chiaro che ne a MSC-Lufthansa ne a Certares, ne nessun acquirente che vuole gestire una compagnia aerea con regole commerciali e strategiche industriali e non “statali“, potrà accettare queste condizioni, ma il piano B per ITA Airways non esiste, la compagnia perde ancora soldi e da sola non ha un futuro.

ITA Airways, una nuova ma vecchia compagnia

ITA Airways doveva avere nella sua natura un taglio netto con il passato, doveva essere una compagnia radicalmente diversa da Alitalia, ma a quanto pare non è esattamente questa la strada che ITA Airways ha preso.

Inizialmente sembrava che Alfredo Altavilla, presidente di ITA Airways, volesse effettivamente costruire le basi per una nuova compagnia, ma nei fatti non sembra che sia proprio così.

ITA Airways, non al servizio degli italiani.

L’Italia continua a non poter permettersi di volare da Venezia a Roma ad esempio, le tariffe sono ancora alte, il LF non giustifica i biglietti invenduti e tali tariffe.

Una compagnia strategica e di servizio pubblico per l’Italia, dovrebbe garantire agli italiani in primis di poterla utilizzare per muoversi nel paese e all’estero, ma l’Italia deve ancora fare affidamento alle compagnie aeree low cost, solo grazie a loro siamo riusciti a scoprire il mondo a tariffe accessibili e con più destinazioni.

Spesso conviene acquistare un biglietto low cost con scalo piuttosto che acquistare un biglietto ITA Airways, certo dipende se con o senza bagaglio a mano, ma anche il modo di volare degli italiani è cambiato.

Chi può permettersi di volare con la “nostra compagnia di bandiera” è un passeggero di classe medio alta, che in Italia rappresenta una minima parte degli italiani.

Il veto allontana la vendita, piano B?

Il tentativo del MEF di voler ottenere dai due acquirenti la possibilità di porre il veto, ovvero di avere l’ultima parola sulle decisione strategiche della compagnia, riduce se non addirittura annulla, la possibilità per l’acquirente di gestire la compagnia con un piano commerciale, ovvero per creare profitto e crescere.

Un vettore aereo non è capace di volare e crescere con le sue sole forze se non segue regole commerciali e di concorrenza che la rendono in grado di competere nel mercato del trasporto aereo.

Un vettore aereo che non segue un ottica commerciale, ma statale rischia di dover volare con continue iniezioni di fondi statali che l’Italia, ovvero gli italiani non sono più disposti ad accettare, hanno capito molto bene che il nostro paese ha le ali con o senza una compagnia di bandiera.

L’Italia vorrebbe una sua compagnia di bandiera ma non a tutti i costi.

Tutti noi vorremmo una nostra compagnia di bandiera, ma lo scenario attuale per i motivi sopra citati non la rende indispensabile.

Per questo motivo lo stato non può richiedere di essere lui a dettare i piani di ITA Airways privatizzata, ma deve essere il mercato e le scelte di mercato a farlo.

Le scelte sul personale hanno sempre dettato la scelta di salvare la vecchia Alitalia, che in amministrazione controllata esiste ancora, con i suoi dipendenti che continuano a percepire, è bene ricordarlo una cassa integrazione costosa per il paese, senza la garanzia di un futuro lavorativo.

Fortunatamente però per il ramo handling si è trovata una soluzione con la cessione a swissport, mentre per il ramo manutenzione sembra ormai confermata la cessione a Atitech, ma questo non basta.

Sembrava che il governo Draghi avesse anch’esso cambiato il modo in cui vendere la compagnia, ma le ultime richieste del MEF rischiano di vanificare la vendita, esiste un piano B?

Non esiste un piano B, le conseguenze dopo un passaggio veloce con il nuovo governo non potranno che essere un nuovo fallimento.

Ora Draghi ha due possibilità, vendere ad un prezzo accettabile a MSC e Lufthansa oppure al fondo Certares, ma l’offerta migliore è la prima, anche secondo gli advisor, che seguiranno la sola logica commerciale come è giusto che sia, oppure si aprirà la strada per un nuovo fallimento, l’Italia non è più disponibile ad investire fondi pubblici in un “capriccio” del politico di turno.