Coronavirus Covid-19

SARS-Covid19, uno studio evidenzia un rischio maggiore per i…

Se il rischio è molto basso, quasi nullo, di contagio durante un volo a corto o medio raggio, secondo uno studio dell’Institute of Environmental Science and Research della Nuova Zelanda, diventa abbastanza alto per i voli a lungo raggio.

Vien da se che nonostante un ricambio dell’aria completa anche ogni tre minuti, o meglio aria pulita ogni 3 minuti, il contatto ravvicinato con una persona infetta anche per 10. 12, 18 ore, aumenta le possibilità che si possa contrarre il virus.

L’Institute of Environmental Science and Research della Nuova Zelanda ha pubblicato una ricerca su un volo che ha avuto luogo alla fine di settembre, “Un caso di studio di trasmissione in volo estesa di SARS-CoV-2 in rotta verso Aotearoa, Nuova Zelanda

Lo studio ha esaminato un volo Emirates (EK348) operato da un B777-300ER, originario di Dubai e passato via Kuala Lumpur, con arrivo in Nuova Zelanda il 29 settembre.

La fermata di Kuala Lumpur era per il rifornimento di carburante e nessun passeggero è salito o sceso durante le due ore di sosta.

La Nuova Zelanda ha un periodo di quarantena di 14 giorni la MIQ, che prevede un test per il Covid-19, i risultati dei test sui passeggeri del volo Emirates hanno riscontrato la positività di 7 passeggeri su 86 del volo.

I sette passeggeri provenivano da cinque diversi paesi prima di imbarcarsi a Dubai sullo stesso volo ed erano seduti distribuiti su 4 file ravvicinate ed il volo è durato circa 18 ore.

Lo studio che ha esaminato “i loro viaggi, la progressione della malattia e i dati genomici del virus sono stati utilizzati per valutare i possibili punti di infezione” e ha concluso che “si sono verificati almeno quattro eventi di trasmissione in volo della SARS-CoV-2“.

Da notare che durante il volo Emirates oggetto di studio, l’uso della mascherina non era obbligatorio e potrebbe mettere in discussione gli altri studi che dimostravano al contrario la sicurezza del trasporto aereo, ma è giusto anche far notare che non solo non era obbligatoria la mascherina, ma le stesse persone hanno condiviso gli stessi spazi per ben 18 ore, non paragonabile quindi il rischio rispetto ad un volo di 1 ora o di 2 ore e mezza ed anche 3.

Lo studio neozelandese però rischia di minare i tentativi delle compagnie aeree di riprendere i voli a lungo raggio, con alcuni sospetti sull’efficacia dei test pre-partenza in sostituzione della quarantena.

Il volo a corto o medio raggio rimane molto più sicuro rispetto al lungo raggio e lo studio ha alcuni luci ed ombre che nelle conclusioni si leggono abbastanza bene, in particolare sulla ricostruzione del contagio per i 7 positivi:

Questi dati presentano un probabile scenario di almeno quattro eventi di trasmissione successiva di SARS-CoV-2 durante un volo a lungo raggio da Dubai, Emirati Arabi Uniti ad Auckland, Nuova Zelanda. Questi eventi di trasmissione si sono verificati nonostante l’uso segnalato di maschere e guanti in volo. L’ulteriore trasmissione tra i compagni di viaggio è avvenuta successivamente al volo, in una struttura MIQ. Queste conclusioni sono supportate dal sequenziamento del genoma, da un piano di posti a sedere in volo e dalle date di insorgenza della malattia. Questi dati non escludono in modo definitivo un evento di esposizione alternativo come la trasmissione avvenuta all’aeroporto di Dubai prima dell’imbarco, ad esempio durante il check-in o nelle code di imbarco. Tuttavia, la stretta vicinanza dei passeggeri interessati a bordo durante il volo suggerisce che la trasmissione in volo è plausibile. Rapporti simili di SARS-CoV-2 trasmessi in volo sono recentemente venuti alla luce3,4,18,19. Tali rapporti, insieme ai risultati qui riportati, dimostrano il potenziale di diffusione della SARS-CoV-2 sui voli a lungo raggio Infine, che tre passeggeri sono risultati positivi al terzo giorno del loro periodo di quarantena di 14 giorni indica alcune delle complessità nel determinare il valore dei test prima della partenza, comprese la modalità e la tempistica di tali test. Sebbene non definitivi, questi risultati sottolineano l’importanza di considerare tutti gli arrivi internazionali in Nuova Zelanda come potenzialmente infetti da SARS-CoV-2 anche se sono stati effettuati test prima della partenza, sono state seguite le distanze sociali e la spaziatura e sono stati utilizzati dispositivi di protezione individuale in volo..

In definitiva lo studio così com’è stato effettuato ed il campione ristretto oggetto della ricerca, potrebbe a sua volta minare l’attendibilità stessa dello studio che non prende in considerazione, la tipologia del test pre partenza, la modalità e l’attendibilità, quindi penso che lo studio però sia utile al fine di concentrare l’attenzione sulla ricerca di un test rapido attendibile, uno studio di un organizzazione Europea ne individua al momento 2, tra i tanti in commercio e non può mettere in discussione la sicurezza del trasporto aereo a a corto o medio raggio nel caso in cui si indossi la mascherina e si rispettino le comuni norme di igiene, lo studio infatti sottolinea come i passeggeri a bordo potrebbero non aver indossato la mascherina.

Qui i dettagli e le conclusioni dello studio dell’Institute of Environmental Science and Research della Nuova Zelanda, di seguito il PDF della relazione finale:

A-case-study-of-extended-in-flight-transmission-of-SARS-CoV-2-en-route-to-Aotearoa-New-Zealand

Luca Gorrasi
Nato a Mestre, dove vivo tutt’ora, laureato in informatica, IT e WEB specialist, ho unito la mia passione per il settore #aviation e il web, fondando questo blog nel 2017

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